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LA VALUTAZIONE
DELL'AZIENDA AL DETTAGLIO
La determinazione del valore di
una azienda è di frequente attenzione parte di studiosi di
discipline economiche. In particolare la dottrina
ragionieristica ha identificata per la soluzione di tale
problema una nozione di capitale valore altamente
significativa: il capitale economico, che emerge dalla
misurazione ed apprezzamento dell'attitudine di un'impresa a
generare flussi di reddito in futuro. Il concetto
di valore economico del capitale è stato tradizionalmente
elaborato allo scopo di ritrovare una base per negoziazione
del prezzo di cessione dell'impresa. E' utile, comunque
sottolineare che il problema della valutazione dell'azienda
non va confuso con quello della fissazione del prezzo di
compravendita; il valore obiettivo è determinato in astratto
mentre il prezzo tiene conto di elementi soggettivi e della
forza contrattuale dei contraenti. Diversi sono i metodi elaborati al
fine di guidare i soggetti interessati alla sua
quantificazione. A tale riguardo possiamo
distinguere tre classi di procedimento:
l) Il metodo
reddituale, individua il valore dell'azienda nella
capitalizzazione dei futuri dell'impresa, si fonda cioè sulla
capitalizzazione per un tempo limitato o considerato perpetuo,
a secondo dei casi, e su un congruo saggio del reddito medio
prospettico aziendale. Il capitale economico sarebbe cioè
dato dal valore attuale di una rendita con rate pari al valore
medio annuo del futuro reddito (inteso come differenza tra
costi e ricavi contabili esclusi cioè gli oneri figurativi) .
2) Il metodo patrimoniale,
per la quale la quantità ricercata è pari alla somma dei
singoli elementi dell'attivo e del passivo che compongono il
capitale e del cosiddetto "avviamento".
3) Altri metodi nelle loro
varie definizioni ; si comprendono in questa voce
residuale le costruzioni che:
a) derivano da metodi in
precedenza elencati;
b) riportano delle regole
consuetudinarie empiriche.
Nelle pagine che seguono abbiamo
voluto esaminare in maniera succinta la valutazione d'azienda
per via reddituale dando più spazio al metodo patrimoniale
complesso empirico, che si basa su parametri e forme dedotti
dai comportamenti negoziali degli operatori sul mercato, pur
rimanendo il più possibile vicino a quanto
aVviene tutti i giorni nella realtà per le seguenti ragioni:
- operando nel mercato, si è più
abituati ad esaminare prezzi pagati, oppure richieste ed
offerte che non valori teorici che, il più delle volte
rimangono inapplicabili;
- chi volesse approfondire
bibliografia talmente vasta, che non vale certo la pena
soffermarci troppo in un contesto in cui si tende più ad
aiutare gli operatori commerciali e l'imprenditore a
risolverei suoi problemi pratici che non a teorizzare sui
metodi valutativi o a indicare criteri che, di giorno in
giorno in funzione dell'evoluzione degli scenari competitivi,
dei mercati o della congiuntura, possono radicalmente mutare;
- buona parte delle analisi complesse ed articolate
normalmente contenute nei manuali sulle valutazioni delle
aziende può essere estremamente semplificata dando la
possibilità, a tutti, di raggiungere efficacemente un
obiettivo perdendo quella parte di affinamento che nella
grande maggioranza dei casi, può essere considerata marginale.
Prima ancora, dell'esame dei metodi e dei criteri di
valutazione, indicheremo e analizzeremo i fattori economici, i
fattori oggettivi specifici e i fattori di contorno
dell'azienda che permettono di seguire diversi scenari e
diverse scadenze temporali e consentiranno una stima più reale
e obiettiva possibile. Per questo capitolo del libro ci si è
valsi e inserito alcuni significativi contributi del Prof. L.
Guatri -La valutazione delle aziende. Teorie e pratica a
confronto; dell'originale studio del Prof. s. Podestà sulle
valutazioni delle aziende al dettaglio e dell'analisi sulle
valutazioni dell'Ing. A.M. Lunghini nel "Le valutazioni
immobiliari" che ci hanno permesso di comporre in una visione
d'insieme razionale ed ordinato quelle idee e quei concetti
che ci apparivano isolati e indefiniti.Ovviamente
imprecisione, superficialità, errori che venissero riscontrati
nelle pagine successive sono ascrivibili esclusivamente
all'autore.

I
FATTORI CHE CONDIZIONANO LA VALUTAZIONE
Aldilà delle motivazioni e delle
aspettative delle controparti ci sono molti fattori che
condizionano le valutazioni delle aziende e ne determinano il
prezzo finale:
* Fattori oggettivi specifici;
* Fattori generali di contorno;
* Fattori fiscali ed economici;
di seguito analizzeremo questi
fattori e le loro interazioni con il problema delle
valutazioni e le implicazioni ritenute ragionevolmente e
probabili.
FATTORI
OGGETTTVI SPECIFICI
La localizzazione e' il
fattore più importante dell'azienda al dettaglio e come
abbiamo già detto e' quello che ne determina il prezzo.
Per l'individuazione del valore
della localizzazione occorre analizzare in quale zona e'
situata l'azienda e in quale tratto di strada. Il valore di
un’azienda può variare di un centinaio di milioni per soli
pochi metri di distanza. Anche la dimensione del locale
condiziona il valore, ma non sempre un grande locale ha un
valore superiore ad uno di minore ampiezza.
Quel che conta e' come meglio
poter sfruttare il locale dal punto di vista commerciale; una
forma regolare e squadrata consente di norma, un migliore
svolgimento dell' attività. A volte forme eccessivamente
elaborate possono rendere difficile l'esposizione, la vendita
di prodotti e il lavoro in genere.
(Pensiamo a quei negozi pieni di
cunicoli non sfruttabili, o alle autorimesse dove esistono
numerose colonne di sostegno) . Inoltre e' bene tenere in
mente le misure minime e massime previste nei piani
commerciali, per l'attivazione e la trasferibilità di attività
commerciali.
Le porte e le vetrine
che come vedremo saranno di base per la valutazione
dell'azienda, rappresentano il biglietto da visita del
negozio.
Per
un'azienda al dettaglio il possesso di affacci, su strade di
primaria importanza, può essere determinante per realizzare il
miglior prezzo possibile, per cui dovrebbero essere agevoli e
superiori all'unita'. (non dovrebbero avere scalini
all'ingresso che salgono o che scendono che ne se che ne
diminuiscono il valore. Anche la presenza di accessi secondari
per il carico e lo scarico delle merci conferiranno
all'azienda un valore maggiore. (Si pensi ad esempio a un
supermercato) .
La presenza e l'ampiezza di locali
magazzini ha un' incidenza sul valore finale, a seconda del
tipo di attività. Come pure la presenza di congegni di
sicurezza, casseforti e scaffalature.
Le insegne
hanno una doppia "anima": materiale e immateriale. Materiale
perchè comporta una spesa di parecchi milioni di lire,
immateriale perchè fa l'immagine del negozio.
Nella valutazione bisogna
necessariamente tenerne conto; anche perchè sono sempre più
difficilmente ottenibili a seguito dell' emanazione di norme
poste a salvaguardia dell'arredo urbano.
La presenza di spazi esterni
(ovviamente funzionali e realizzati secondo norma di legge)
condizionano il prezzo finale di un' attività commerciale.
Trattasi di spazi destinati ad esporre prodotti o a collocare
attrezzature varie (es. tavoli per ristoranti, bar, gelaterie)
.
La qualità dei materiali, le
finiture lo stato di conservazione dell'arredo di un
negozio pur importanti, la loro incidenza sul prezzo
finale e totale dell'azienda può essere dell' ordine di pochi
punti percentuali. Nel caso di cessione del contratto di
localizzazione (criterio delle parti), hanno un' incidenza
pressoché nulla sul prezzo.
2 bis
Il contratto di locazione
elemento base di ogni azienda deve essere analizzato con molta
cura. Normalmente il costo di locazione e' direttamente
dipendente dall'importanza dell'area commerciale e tale
importanza riflette la capacita' dell'area stessa di attrarre
clientela. Ma un canone di locazione eccessivamente oneroso
condiziona in negativo la valutazione.
Anche la durata del contratto
condiziona la valutazione, per cui e' importante sapere la
scadenza se e' pervenuta disdetta o richiesta di aumento o
buona uscita (a volte da disdetta) .
Solitamente i contratti hanno la
durata di sei anni 9 anni per gli alberghi) rinnovabile di
uguale periodo, semprechè dopo la prima scadenza il
proprietario non abbia volontà di gestire in proprio un'
attività commerciale (art. 29. L. 382/78) .
FATTORI GENERALI DI CONTORNO
bl) La conoscenza della tipologia
degli immobili situati nella zona commerciale dove ha sede
l'azienda esaminata, e' importantissima.
La valutazione può essere
influenzata positivamente (per alimentari, farmacie,
drogherie, banche) se intorno all'azienda in compravendita ci
sono in maggioranza insediamenti abitativi; o se vi e' la
presenza di grandi complessi ad uso ufficio (per bar
cartolibrerie, ristoranti); o uffici pubblici(tabaccherie,
bar); ecc.
E'
necessario conoscere anche il numero di persone che abitano e
frequentano tali immobili e il loro livello economico e
culturale.
b2)
Importante e' avere chiaro il numero di negozi concorrenti
attivi nel quartiere. L'eccessiva di attività che
commercializzano lo stesso prodotto, deprime il valore di
stima Risulta positivo, invece, la presenza di attività
complementari o estranei al genere di prodotti trattati.
b3) La vicinanza di fermate di
mezzi pubblici e' un dato sempre importante in una
valutazione di azienda.
Inoltre e' bene analizzare il
livello di efficienza dei trasporti pubblici e privati di zona
e il collegamento del locale con i vari punti del quartiere e
della città.
E'
diventato vitale per alcune aziende, la presenza di
parcheggi senza i quali difficilmente si riuscirebbe ad
attrarre la clientela sale cinematografiche, ristoranti,
supermercati) .
b4) I piani commerciali
comunali che limitano e ampliano la possibilità di
creazione di nuove aziende, dettano regole circa l'ampiezza
dei locali, stabiliscono gli orari di apertura, modificano le
tabelle merceologiche, ecc., ha grande rilevanza per
l'evoluzione dei prezzi dell'azienda.
FATTORI FISCALI ED ECONOMICI
Uno dei fattori che può
condizionare la compravendita e quindi la valutazione e la
pressione fiscale, a tal punto da riuscire a modificare la
strategia di investimenti.
Un' alta pressione fiscale
rende poco interessante l'investimento, in particolare modo in
fasi di mercato riflessivo.
Viceversa, una riduzione di
imposte sui redditi può generare un ciclo espansivo e
positivo.
Anche le imposte sulle
plusvalenze possono essere un freno per gli investitori.
Come pure le tasse e le concessioni comunali e l'introduzione
di strumenti di controllo: registratore di cassa,
ricevute fiscali ecc.
A volte la sola previsione e il
timore di minore o maggiore imposte e tasse, sul reddito o sul
capital gain, condizionano il mercato più di un' imposta già
nota operante, alta o bassa che sia.
L'analisi economica e finanziaria
e la loro interazione con il problema della valutazione
aziendale, in tutte le combinazioni ritenute ragionevolmente
probabili, richiede grande esperienza e vasta conoscenza

METODO REDDITUALE
Il valore delle aziende
commerciali al dettaglio discende come ogni altro tipo di
azienda dalle sue prospettive di reddito. Anche tale tipo di
aziende rappresentano pur sempre un investimento di capitale
che deve generare nel tempo determinate correnti di reddito
che, ai fini valutativi vanno opportunamente attualizzati.
Soprattutto nelle aziende al dettaglio di grandi dimensioni, e
quindi segnatamente nelle aziende della grande distribuzione
operanti con una pluralità di sedi, che sfuggono in larga
misura ai problemi che tratteremo dei criteri di valutazione
delle licenze, nel senso che più agevole in tal caso
utilizzare tassi medi di settore così come ipotizzare la
continuità della gestione, ovvero prevedere correnti future di
reddito normale, e per tale specifiche aziende bene si presta
il metodo reddituale a determinarne il valore.
In realtà questa via anche se
accettabile sul piano teorico, può dare nelle applicazioni
pratiche taluni inconvenienti.
Intanto non sono di agevole
determinazione, procedendo per vie reddituale, sia il tasso di
capitalizzazione che la durata temporale dell'attuazione della
stessa, sia il reddito prospettico.
I tassi di attuazione possono
procedere solo per grandi medie, ma nel caso di aziende al
dettaglio occorrerebbe tenere conto del fatto che esse sono
inserite in un microsistema economico particolare,
caratterizzato dalle specifiche aree commerciali di
appartenenza. Ciò richiede informazione molto specifiche che
non è sempre dato ottenere.
Anche la durata dell'attuazione, è
generalmente difficile a determinarsi nelle aziende al
dettaglio.
Il trascurare la determinazione
della durata può comportare perciò errori di valutazione delle
aziende come complesso avviato.
D'altro canto le difficoltà e le
incertezze di tale determinazione pur essendo molto elevate,
non sono minori di quelle connesse con la determinazione del
tasso di capitalizzazione del reddito medio prospettico di
capitalizzazione.
Tal volta in alcuni casi è
difficile ricostruire redditi storici per carenza di
informazioni, e ancor più difficile è proiettare tali redditi
in futuro, soprattutto quando, come avviene in caso di
cessione manchi in assenza di struttura, una continuità tra la
gestione precedente e la gestione successiva.
Il vero elemento di continuità
nella gestione e nei risultati aziendali è la licenza e, non
consentendo il metodo reddituale di evidenziarne nel modo più
attendibile ed obiettivo il valore, ne consegue che il metodo
reddituale, che è il metodo meno esatto per la valutazione
delle imprese al dettaglio.
Inoltre è chiaro che in caso di
redditività scarsa o addirittura negativa si perverrebbe ad
attribuire all'azienda valori ben diversi rispetto a quelli
che il mercato è disposto a riconoscere, fino a giungere
all'assurdo di determinare valori negativi dell'azienda, caso
difficilmente realizzabile nella realtà.
E' chiaro che così facendo il
mercato si dimostra propenso ad acquistare non già un flusso
di reddito futuro che l'azienda in via di alienazione non è
talvolta in grado di garantire ma delle promesse di reddito
riconducibili in astratto ad altri fattori più agevolmente
valorizzati da altri metodi di valutazione. anche di macro e
microeconomia.
Ma non si potrebbe prescindere, in
sede di valutazione, dal considerare la stabilita' politica
e la stabilita' economica che e' condizione necessaria cicli
postivi per l’investimento aziendale; cosi come le
aspettative di crescita dell'economia nazionale, che può
influire sull' atteggiamento dei consumatori circa la fiducia
sul futuro sull'economia del proprio paese.
La
variazione del tasso di inflazione e il tasso di sconto hanno
una relativa importanza circa la variazione dei prezzi
dell'azienda commerciale anche se sono indici di difficile
utilità.
Senz'altro e' più evidente
l'influsso sulla determinazione del prezzo del costo
denaro, il livello di liquidità del e la
possibilità di godere di finanziamenti e agevolazioni
in conto capitale e/o in conto interessi che sono elementi
positivi per il mercato dell'azienda, ma solo la combinazione
di tutti i fattori richiamati definisce la cornice entro la
quale devono essere contenute le valutazioni che possono far
scaturire il valore più rispondente alla realtà possibili.

METODO PATRIMONIALE
Il metodo patrimoniale per sua
natura e definizione tende quasi sempre a trascurare gli
elementi reddituali dell'azienda, esso si risolve con la
valutazione analitica dei singoli elementi dell'attivo e del
passivo che compongono il capitale.
A secondo se entrano nei calcoli i
beni immateriali in quanto beni trasferibili e misurabili si
possono distinguere diversi metodi patrimoniali:
l) Metodi patrimoniali semplici
che comprendono la valorizzazione dei beni materiali.
2) Metodi patrimoniali complessi,
che prendono in considerazione uno o più beni immateriali.
A sua volta i metodi patrimoniali
complessi si distinguono:
"2.1) Metodi patrimoniali
complessi analitici, con valorizzazione motivata e documentata
dei beni materiali.
2.2) metodi patrimoniali complessi
empirici, con valorizzazione dei beni immateriali. Basati su
parametri o formule dedotte dai comportamenti negoziali degli
operatori del mercato a prezzi fatti.
La differenza tra i due metodi più
che di forma è di sostanza, infatti quello analitico è una
dimostrazione razionale del valore attribuito autonomamente ai
beni immateriali in quanto misurabili e trasferibili, quello
empirico non dimostra nulla, ma si fonda su di parametri e su
di formule dedotte dall'osservazione di transazioni
intervenute nel mercato; quest'ultimo procedimento è efficace
solo se le transazioni sono frequenti ed omogenee. Perciò in
non pochi casi il significato diviene dubbio e fortemente
opinabile" .
Ne consegue che il metodo
patrimoniale complesso nelle sue formulazioni empiriche appare
il più adatto per la valutazione delle piccole e medie imprese
al dettaglio, essendo quello che consente di evidenziare nel
modo più attendibile ed obbiettivo possibile il valore della
licenza, che rappresenta l'elemento di continuità della
gestione e quindi dei risultati aziendali.
Ora se si pone mente alla
struttura patrimoniale dell'azienda al dettaglio è chiaro che
i valori iscritti in bilancio, al di là di quelli
rappresentati dal capitale circolante, sono in genere
trascurabili, non abbisognando tale tipo di azienda di elevati
investimenti fissi (sempre che non venga acquistato l'immobile
in cui l'azienda è situata) e quindi di impianti e
attrezzatura particolare, per addivenire al valore
dell'azienda tali valori andrebbero opportunamente corretti
inserendo in bilancio il valore di quel bene immateriale che è
configurabile nella licenza. Sotto questo profilo, non è da
escludere che il valore della licenza, nel senso più ampio in
cui stiamo considerando il termine, possa essere superiore al
valore globale dell'attivo investito, in beni reali
(attrezzature e merci) o monetari (crediti) dell'azienda al
dettaglio.
Il fatto che il valore di tale
bene immateriale non di frequente figuri nei bilanci delle
aziende commerciali non è che un sintomo delle imperfezioni
dei sistemi contabili, imperfezioni non pericolose se note a
chi utilizza i bilanci stessi.
Il problema centrale delle
valutazioni delle aziende al dettaglio è dunque quello delle
valutazioni delle licenze non solo perché caratteristico di
tale tipo di aziende, ma perché spesso il valore delle licenze
è il valore prevalente delle aziende commerciali.
Come abbiamo detto
precedentemente, il metodo patrimoniale assume normalmente
come punto di partenza la situazione patrimoniale
dell'azienda, procedendo successivamente a revisionare e
attualizzare le poste di bilancio e ad integrarle con
ulteriori elementi.
La formula empirica proposta per.
la valutazione delle aziende al dettaglio
è la seguente:
K = K+L
In pratica la formula significa
che il valore economico dell'azienda è ottenuto aggiungendo ai
componenti attivi un nuovo componente che l'uso e la dottrina
e la pratica denomina licenza.
Kp
rappresenta il capitale netto rettificato comprensivo dei beni
immateriali;
K
inteso come capitale netto rettificato; la valutazione
dell'aggregato patrimoniale costituito dai beni che sono
nell'azienda, con riferimento alla data di cessione è
considerata una valutazione preliminare sul piano operativo.
Il rapporto valutazione, si fa
riferimento quale criterio, valutativo al "costo attuale" o
"al valore corrente":
I componenti dell’aggregato
patrimoniale che costituiscono i beni durevoli destinati al
funzionamento dell'azienda devono essere valutati secondo i
prezzi acquisto degli stessi alla data della valutazione,
successivamente ridotti in rapporto al grado di utilizzo che
ancora può ragionevolmente essere consentito.
E' infatti importante in questa
ipotesi di valutazione non tanto il degrado che i beni hanno
già avuto per l'utilizzo a cui sono già sottoposti, ma la
previsione della durata ancora economicamente utile dei beni
stessi, dove l' avverbio "economicamente" sta ad indicare la
esigenza che l' utilizzo sia
valido sotto il profilo reddituale,
in rapporto con le attrezzature più moderne.
Per le
merci di magazzino si considera il prezzo di fattura o, in
assenza, il prezzo praticato nel mercato all'ingrosso.
I crediti sono apprezzati secondo
la loro riscossione possa considerarsi certa, dubbia o
addirittura impossibile.
Le altre voci del capitale
finanziario sono voci numerarie certe e pertanto non
presentano problemi di valutazione;
L
è il valore delle licenze, inteso sia come valore
dell'autorizzazione amministrativa sia come valori della
localizzazione. Pur avendo ben precisa la destinazione tra i
due concetti, tale scelta appare opportuna sia per motivi di
semplicità sia perché esistono spesso sovrapposizione e
sinergia tra i due fenomeni.
Tale valore
nasce dalle frequenti negoziazioni che avvengono nel mercato,
ed è sempre disegno positivo in quanto prescinde dalle
specifiche condizioni economiche della gestione.
Sono comunque concetti triti e
ritriti che nulla possono aggiungere ad una realtà economica
non costringibile in schemi precostituiti ed in formule
finanziarie, ma solo apprezzabile seguendo metodologie
empiriche e modelli quantitativi che consentono di operare
secondo una sequenza logica e ragionevole, che procede da una
vera e propria conoscenza della vita all'azienda. la dottrina
e la pratica denomina licenza.
CRITERI DI VALUTAZIONE DELLE
LICENZE
Malgrado la teorizzazione degli
studiosi e la riconoscente autorità di alcuni di essi la
realtà non è sempre modificabile; e "la licenza" per gran
parte degli estimatori come concetto in se non è neppure un
concetto astratto, è un concetto inesistente. Esiste una "cosa
avviata", nel nostro caso, esiste un’impresa in "attività" ma
non esiste una licenza quale componente sia pure un aggregato
economico.
Ed è per questo che di tutte le
formule preposte per le valutazioni d’aziende commerciali,
quella che meglio risponde è la formula che esprime la licenza
come valore aggiunto e che presuppone la possibilità di una
sua valutazione autonoma.
Valore che può determinarsi con i
metodi empirici; quelli che lo commisurano alle percentuali
degli incassi, del fatturato, al numero delle porte.
In questo modo la stima avviene in
modo immediato, parametrando il valore e i fenomeni economici
che con tale valore hanno un qualche rapporto casuale.
E' questa
la via di gran lunga prevalente nella pratica che ha elaborato
e quotidianamente applica una pluralità di criteri non privi
di logicità.
CRITERIO DEI PARAMETRI
Con tale
criterio il valore delle licenze, si determina principalmente
sulla base dei parametri peculiari, che possono essere presi
come riferimento per ogni tipo d’azienda a seconda il settore
merceologico, elaborati con criteri non privi di qualche
fondamento logico:
L = q * I+ a
Ove I rappresenta il
parametro di riferimento d’ogni azienda.
Il fondamento logico delle scelte
di tale fattore risiede nel fatto che, il valore dei parametri
sono indicatori della capacità del punto vendita di attrarre
clientela e quindi di generare redditività.
q
è il moltiplicatore che esprime la redditività media in ogni
settore merceologico per ogni valore (x) d’incasso, o
meglio il reddito atteso per lo specifico settore e sintetizza
una molteplicità di fattori.
Tenendo, infatti, conto della
circostanza che, settore per settore, sono relativamente noti
i costi fissi, la percentuale media di ricavo, i margini di
rotazione media delle aziende commerciali, dal livello dei
parametri si possono trarre indicazioni sul reddito che una
singola azienda può produrre.
a
è il fattore di correzione che porta ad aumentare o diminuire
il valore L e si basa su elementi specifici per ogni
punto vendita, si pensi alle locazioni, (costo, durata), allo
stato di manutenzione degli arredi e degli stigli.
Il valore
della licenza, nel senso più ampio risente del canone di
locazione più o meno elevato, dalla durata del contratto e
dell'affidabilità del proprietario del locale dove ha sede
l'azienda; un proprietario investitore istituzionale, per
esempio, difficilmente alla scadenza richiederà il locale per
necessità personale (art. 29 L. 389/89), permettendo di
aumentare le aspettative di reddito e quindi aumentare il
valore della licenza.
Il valore delle licenze, risente,
anche della vetustà dell'arredo e quindi delle spese più o
meno necessarie per ristrutturarlo e/o ammodernizzarlo.
Tale formula pur apparendo
largamente soggettivizzabile e pur con qualche
semplificazione, ha un forte fondamento teorico. Perchè
attraverso i parametri e per mezzo del suo moltiplicatore
settoriale coglie le principali peculiarità di ogni singola
azienda.
C'è da dire che, l'applicazione
richiede senz'altro agli estimatori una grandissima conoscenza
delle peculiarità del settore.
CRITERIO DEL FATTURATO
Tale procedimento viene usato in
considerazione del fatto che, il fatturato, assunto come
valore medio di un periodo abbastanza esteso per attenuare le
punte eccezionali sia positive che negative, indica
indirettamente l'ubicazione, l'attività e la redditività
potenziale dell'azienda.
Per la sua elementarità è di
facile applicazione e si determina conferendo all'azienda un
valore percentuale del fatturato annuo.
L'applicazione del valore
percentuale viene fatta in rapporto al settore merceologico a
cui l'azienda stimata appartiene in considerazione del fatto
che sono relativamente noti i costi generali e i margini.
La grandezza in tal modo
identificata non è ancora espressione del valore dell'azienda
al dettaglio, a tal fine essa va rettificata, da un
coefficiente di correzione, per tenere conto della durata e
del costo del canone di locazione e dello stato dell'arredo.
L=q*V+a
ove q è il moltiplicatore
soggetto a variazioni di medio periodo, che riflettono le
condizioni medio-normali di redditività del settore
merceologico; V è il
fatturato medio del punto vendita, di un periodo che va da due
a tre
anni;
a
è il fattore di correzione che attiene a elementi modificatori
di L, che derivano da fattori specifici del punto
vendita (contratto di locazione: costo, durata) il valore
della licenza risente infatti in positivo o in negativo della
durata di tale contratto che cede o che sia inferiore alla
norma; come può risentire delle condizioni del costo
dell'affitto.
Anche questo criterio e largamente
soggettivizzabile, per cui si avranno valori sempre più vicini
alla realtà solo quando viene definita da professori esperti.
CRITERIO DELLE PORTE
Con questo criterio il valore
della licenza è rapportato al numero di porte o vetrine
possedute da un punto vendita. Il valore di ogni "luce" e
strettamente dipendente all'importanza dell'area commerciale
in cui è posizionata e tale importanza riflette lo status
delle vie e l'afflusso di clientela.
Dato
l'esplicito riferimento alla localizzazione del punto vendita
questo criterio trova ampie applicazioni nelle aziende al
dettaglio situate nei "centri commerciali naturali " che
offrono sempre più al consumatore un'immagine globale il cui
punto di forza è la completezza dell'offerta che copre tutte
le esigenze del consumatore. Esso invece non è applicabile nel
caso delle aziende situate fuori dai "centri...", perchè non
riesce a rappresentare le caratteristiche specifiche di ogni
singola azienda.
La pratica
empirica determina il valore della licenza moltiplicando il
numero di porte o vetrine di un negozio per un coefficiente di
valore costante, questi coefficienti assoluti determinando
valori standard per porte tengono conto di condizioni medie
del settore e richiedono un aggiornamento costante:
L= p*v+a
L
valore della licenza
p
moltiplicatore stimato in termini assoluti per ogni porta
presente in un negozio; questo parametro in qualche misura da
conto della redditività potenziale che quell'esposizione a
prescindere dalla tipologia e dalla caratteristica
dell'azienda che l'utilizza potrebbe generare.
a
fattore di correzione, attinente fatti specifici del punto
vendita:
contratto di locazione (costi,
durata), superficie dei locali. Per fare alcuni esempi, nei
tempi migliori, per poter disporre di un negozio a Roma in
Via del Corso, bisognava essere disposti a spendere
800/900 milioni; in Via Condotti un miliardo e 200
milioni, un miliardo 500 milioni; in Via Tuscolana 600/700
milioni ecc.
Non c'è dubbio alcuno ché, con
questo criterio empirico, viene attribuito un adeguato
riconoscimento all'importanza della localizzazione. Il
criterio prescinde infatti dalla tipologia settoriale
dell'azienda e dal problema dell'autorizzazione amministrativa
il valore della licenza, diventa a pieno titolo valore della
localizzazione.
CRITERIO EMPIRICO DELLA
RICOSTRUZIONE
I procedimenti esaminati si
fondano su formule e su parametri dedotti dall'osservazione di
transazioni intervenute sul mercato, tanto più frequenti ed
omogenee saranno le transazioni tanto più efficaci saranno i
criteri. Criteri che pur apparendo privi di razionale e
ragionevole fondamento, hanno consentito di affrontare in
profondità il problema della conoscenza della vita
dell'azienda al dettaglio, conoscenza che costituisce un
elemento essenziale per procedere, alla quantificazione del
valore dell'impresa.
Ma a questo punto sorge spontaneo
un quesito se sia corretto procedere per la determinazione del
valore dell'azienda al dettaglio senza considerazione alcuna
della sua situazione reddituale.
Proprio per dare un'ulteriore
contributo alla realtà dei valori desunti con i precedenti
criteri reputiamo utile, una verifica dei valori individuati;
attraverso un procedimento alternativo di stima.
Tale criterio tenta di mediare tra
le esigenze di obiettività e di certezza insiti nel reddito e
i dati opinabili desunti nelle transazioni commerciali.
Per certo questo procedimento
reintroduce nella stima delle "licenze" la capacità reddituale
cui si era dato fin qui peso trascurabile, portandoci nei
procedimenti misti Patrimoniale - Reddituale.
Questo criterio può identificarsi
nella ricostruzione della somma investita per l'acquisto
dell'azienda.
Si è stimato, a tal riguardo, che
l'attività dell'azienda a causa dei contratti di locazione ha
una vita limitata. In questo contesto il termine vita
abbraccia un arco temporale che corrisponde agli anni del
contratto di locazione (prima scadenza più rinnovo).
Sulla base di tale assunzione si
può stabilire che la vita reddituale dell'azienda dovrebbe
dividersi in due periodi: il primo destinato alla
ricostruzione del capitale investito per l'acquisto: il
secondo destinato al guadagno vero e proprio.
Pertanto, tanto più alto sarà il
valore attribuito alle licenze e quindi tanti più anni
occorreranno per ammortizzare il costo d'acquisto, tanto
minore sarà il guadagno e quindi l'interesse ad investire.
L'idea
ispiratrice di questi procedimenti è che il valore delle
"licenze", sia stimato moltiplicando l'importo del reddito per
un coefficiente standardizzato sulla base di riferimenti
empirici (di mercato).
L= R*n
Dove:
R
è il reddito conseguito dall'azienda negli ultimi esercizi
(redditi storici) normalizzato, cioè redditi corretti ed
elaborati per essere condotti ad esprimere una misura
equilibrata di redditività.
La
normalizzazione è un processo articolato che modifica e può
modificare i redditi sotto vari profili eliminando punti
positivi e negativi nella, misura reddituale (si eliminano i
costi e i proventi straordinari; si acclarano componenti di
redditi non rilevati; si escludono i costi figurativi) .
Non vi è dubbio, sotto il profilo
teorico, che con il riferimento ai risultati passati di
periodi recenti (2 o 3 anni) si ha l'elemento basilare per
stimare la capacità reddituale dell'azienda.
n
è il coefficiente moltiplicativo: un valore "tipico" riferito
ad ogni tipo di azienda che varia in rapporto alla durata del
contratto di locazione.
Per offrire un'idea di ciò:
per l'azienda al dettaglio dedita
alla somministrazione di alimenti e bevande, n assume
il valore 3 (tre); per le azienda destinate alla vendita di
generi di monopolio (tabaccherie) n assume valore 4 (quattro)
.
Sono l'effettuazione di continue
transazioni e le numerose statistiche che ne seguono in ordine
al valore "n" che inducono a considerare "tipiche"
determinate grandezze di "n" in un dato settore e per
un certo tipo di aziende.
Ammesso ciò, il valore della
licenza risulta definito dal prodotto del reddito normale per
il valore attribuibile al moltiplicatore in riferimento al
settore cui l'azienda appartiene.
Per quanto questo criterio come
gli altri esaminati abbiano molti fondamenti logici, nessuno
di essi è esente da critiche, pur fornendo informazioni
particolari.
Sta all'esperienza ed alla
professionalità dell'estimatore utilizzare l'uno o l'altro dei
criteri o meglio ancora una loro media per pervenire ad un
valore obiettivo non troppo diverso da quello che potrebbe
essere atteso dal mercato.
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