|

-
Calzedonia: impianti e nuovi negozi
- Il marchio di alta qualità
che vuole salire ancora
-
A Milano il megastore Ralph Lauren
-
Diventare grandi, questione di ''pilota''
Calzedonia:
impianti e negozi nuovi
Nuovi punti vendita che si andranno a aggiungere
ai 1300 di oggi (950 in Italia e 350 all'estero);
nuovi impianti e tecnologia negli stabilimenti dell'Europa
dell'Est e dell'Asia ( Romani, Bulgaria, SriLanka)
e investimenti sul fronte della ricerca. Questi
sono i punti chiave del piano triennale messo a
punto dal gruppo Calzedonia, fondato e guidato da
Sandro Veronesi e che ha ottenuto, in questi giorni,
un finanziamento di 60 milioni di euro da un pool
di undici banche capitanate da Banco Popolare di
Verona e Novara (Bpvn) e da Efibanca (Gruppo Popolare
di Lodi) in veste di Coarranger.
Il finanziamento, della durata di cinque anni -
si legge in un comunicato congiunto prevede una
modalità di utilizzo in più soluzioni,
a scelta della società veronese, nell'ambito
di un periodo di disponibilità della durata
di 36 mesi. Dal quartier generale scaligero, anticipano
che nonostante la flessione del settore, il gruppo
Calzedonia (che oltre agli 800 negozi di calze e
costumi da bagno, comprende anche 500 negozi con
l'insegna Intimissimi) chiuderà il bilancio
2002 in crescita. Entro la fine di quest'anno andrà
a regime lo stabilimento inaugurato a luglio in
Croazia (che produrrà venti milioni di calzini
da uomo) e partiranno i lavori del nuovo centro
direzionale.
Repubblica
- Affari e finanza
torna
all'indice
Il
marchio di alta qualità che vuole salire
ancora
Con
l’inaugurazione, giovedì scorso, di un raffinato
negozio di oltre 300 metri quadri in via Montenapoleone
5, Bottega Veneta inaugura una nuova politica di
riposizionamento del brand verso l’alto. Il marchio
di pelletteria di lusso, con una storia trentennale
alle spalle, è controllato dal Gucci Group
che intende farne una sorta di Hermès italiana.
Il nuovo direttore creativo del brand, il tedesco
Tomas Maier, ha lavorato in passato per Hermès,
oltre che per Sonia Rykiel. Se il prezzo medio di
una borsa di Gucci viaggia sugli 800 euro e quello
di una borsa di Yves Saint Laurent si aggira attorno
ai 1200 euro, il costo di una borsa griffata Bottega
Veneta si inerpica a 2000 euro. Il gruppo Gucci
ha acquisito il marchio nel giugno dell’anno scorso
e non fornisce alcun dato economico sull’operazione.
Ma gli analisti dissero allora che il marchio Bottega
Veneta fu acquisito dai proprietari Laura e Vittorio
Moltedo per circa 63 milioni di euro e che altri
100 milioni di euro circa furono necessari per fare
l’aumento di capitale.
«Bottega Veneta è un brand di lusso
con una splendida storia alle spalle, fondata su
pelletteria e scarpe di altissima qualità,
prodotti che si integrano perfettamente con il nostro
corebusiness e che possono generare margini alti»,
ha detto nel giugno scorso Domenico De Sole, presidente
e amministratore delegato del Gucci Group. Fondata
nel 1966 a Vicenza, Bottega Veneta si è sempre
avvalsa dell’expertise degli artigiani locali, una
competenza che ha sorpreso perfino i vertici di
Gucci, abituati storicamente all’abilità
degli artigiani fiorentini, tanto che i manager
stanno considerando di spostare alcune lavorazioni
pregiate dello storico marchio fiorentino in Veneto
durante i picchi di domanda.
Le borse e la pelletteria griffati Bottega Veneta
sono prodotti raffinati ma che non danno nell’occhio.
Sono fatti per durare nel tempo, senza concessioni
alle mode. In sintonia con le esigenze attuali dei
consumatori di prodotti di lusso, che sembrano rifiutare
logo troppo appariscenti e troppo immediatamente
riconoscibili, borse e valige Bottega Veneta si
riconoscono solo al tatto per la pelle morbidissima,
le lavorazioni "intrecciate", la pelle
ornata di farfalline e i colori scuri con una forte
prevalenza del marrone bruciato quest’anno. «When
your own initials are enough», recitava una
vecchia campagna pubblicitaria per il marchio BV
che forse ora verrà ripresa: «quando
bastano le vostre iniziali». Anche i negozi,
come il nuovo punto vendita flagship inaugurato
di recente a Londra, in Sloane Street, sono arredati
in toni sommessi opachi e naturali che rimandano
al color terra.
Patrizio Di Marco è stato nominato amministratore
delegato del marchio e ha annunciato che spera di
generare ricavi nell’ordine di 100 milioni di dollari
nel 2004. Bottega Veneta fa il 35 per cento del
suo fatturato negli Stati Uniti, dove il marchio
è molto conosciuto, il 26 per cento sia in
Europa che in Giappone e il 12 per cento in Asia.
I negozi, che erano 33 l’anno scorso, quest’anno
saliranno a 50 e dovrebbero diventare 60 nel 2004.
I punti vendita di New York, Los Angeles, San Francisco
e Dallas sono stati appena ristrutturati. La distribuzione
a livello mondiale è in corso di potenziamento.
In passato il marchio non ha mai concesso licenze.
A breve partirà una massiccia campagna pubblicitaria
e sta per essere lanciata una linea di occhiali.
Oltre a una serie di oggetti considerati non in
linea con la strategia attuale del marchio, il nuovo
management ha deciso di eliminare l’abbigliamento
dal ventaglio di prodotti Bottega Veneta per concentrarsi
sulla pelletteria. Ci sono anche maglioni di cashmere,
sciarpe e giacche in pelle che sono prodotti però
in serie estremamente limitate. Alcune borse sono
tirate solo a mille esemplari e non saranno mai
più replicate. C’è poi il servizio
su misura: un certo tipo di borsa può essere
fatta, su richiesta, in determinati pellami, con
determinate combinazioni e magari con le iniziali.
La personalizzazione del lusso, che va verso i pezzi
unici, è un fenomeno che sta coinvolgendo
molti grandi marchi del lusso, Gucci in testa. In
un anno difficile, che ha visto una contrazione
generalizzata dei consumi, il gruppo Gucci dimostra
di continuare a credere nel lusso molto costoso
ma di altissima qualità.
Repubblica
- Affari e finanza
torna
all'indice
A
Milano il megastore Ralph Lauren
Ralph
Lauren, il creatore di moda che è diventato
il simbolo dello stile americano apre entro l’anno
in pieno centro a Milano, anche se è ancora
top secret l'esatta location. Lo fa comunque assolutamente
in grande. Si tratterà di megastore a più
piani che ospiterà tutto il mondo dell'imprenditore
americano. Il tutto immerso nelle atmosfere famigliari
del marchio, le stesse del suo negozio di New York,
la favolosa Rhinelander Mansion, all’angolo fra
Madison Avenue e la 72ema strada. Non è stata
certo una decisione improvvisa per il gruppo, visto
che questo progetto era allo studio da cinque anni.
(l.a.)
Repubblica
- Affari e finanza
torna
all'indice
Diventare
grandi, questione di ''pilota''
La
legge di prossima emissione in Italia assegna ai
centri pilota importanti compiti anche relativi
al budget e al controllo di gestione
Nel
franchising lo studio di fattibilità del
programma e la sperimentazione della formula sono
fattori essenziali per portare al successo e consolidare
la rete.
Per
quando riguarda la fattibilità del programma
è importante studiare:
- il valore del progetto per mettere in evidenza
l'originalità del prodotto o del servizio
offerto, la trasferibilità della formula
e la sua adattabilità alle diverse condizioni
ambientali, lo stato della concorrenza e l'ampiezza
del mercato che si vuole conquistare, il potenziale
di crescita delle vendite e il ritorno sugli investimenti,
il profilo del franchisee ideale gli obiettivi generali
che si intendono raggiungere con il lancio del sistema;
- lo studio del mercato in cui si intende entrare
per evidenziare l'esistenza e il grado di ampiezza
della domanda per il prodotto o il servizio, il
reale interesse dei futuri franchisee per la formula,
la localizzazione geografica ideale dei futuri punti
vendita in franchising;
- lo studio del nome commerciale, del logotipo e
dell'immagine globale del punto vendita che dovrà
evidenziare l'identità della catena, sia
nei suoi aspetti esteriori, sia nella qualità
dell’assortimento o del livello di servizio offerto;
- lo studio del più equilibrato livello di
contribuzione allo sviluppo commerciale e finanziario
della catena per quantificare i diritti iniziali
e le royalties spettanti al franchisor, evidenziare
la descrizione dei costi e degli apporti iniziali
e permanenti del franchisor e del franchisee, le
protezioni commerciali e finanziarie della formula
secondo ipotesi e/o variabili diverse.
Per quanto concerne la sperimentazione della formula,
essa si risolve nella conduzione, da parte del franchisor
per un periodo di almeno un anno, di uno o più
punti di vendita o centri servizi, detti comunemente
punti di vendita pilota, in tutto e per tutto corrispondenti
al modello dei futuri negozi o centri servizi affiliati.
Nel caso limite in cui un affiliante disponga di
un eccellente prodotto o servizio, abbia acquisito
un know-how o almeno idee originali in grado di
essere trasmesse a terzi ma non disponga di un centro
pilota, egli potrà stipulare un contratto
pilota di affiliazione. Questo contratto evita al
franchisor una perdita di know-how e gli consente
la sperimentazione della formula del franchising.
Il franchisee attrezza il proprio negozio, lo gestisce,
lo adatta ai bisogni della clientela come un qualunque
commerciante indipendente ovvero come se fosse lui
il franchisor. Il vantaggio dell'operatore pilota
o pilotato consiste nell'assenza di pagamenti iniziali
e successivi.
Questa
esperienza consentirà al franchisor di:
- verificare la validità della formula;
- verificare le previsioni iniziali sulle caratteristiche
del mercato e della clientela;
fare un’esperienza diretta per mettere a punto la
gamma dei prodotti offerti, i ritmi di approvvigionamento,
la gestione degli stock, la politica dei prezzi,
la politica di gestione del personale, ecc.;
- ottimizzare la gestione finanziaria del punto
vendita e verificarne la redditività;
presentare l'unità pilota ai candidati franchisee;
- controllare le reazioni della concorrenza e misurare
quindi i rischi insiti nell'introduzione del sistema.
da
www.azfranchising.it
torna
all'indice
E'
blog mania
Arriva
direttamenta dagli Usa una nuova web mania. E' quella
per i blog, pagine personali, composte da una serie
di messaggi ordinati cronologicamente, a metà
strada fra sito web, chat room e newsgroup. Si tratta
di pubblicazioni dalla grafica semplice e di argomento
variegato, che spazia dal diario personale (circa
il 70% dei blog) a temi specifici di ogni genere
come telecomunicazioni (www.telconews.it),
arte, sport, viaggi, erotismo eccetera. La vera
rivoluzione di questo fenomeno che piace alle masse
è la possibilità per tutti di utilizzare
un sistema editoriale semplice, che non implica
la conoscenza di linguaggi come l'html. Chiunque
può creare il suo blog personale. Basta cliccare
su www.blogger.com
per registrare la password, ottenere un proprio
indirizzo e scaricare un sistema editoriale pronto
per l'uso. Il tutto a costo zero. Oltre a Blogger.com,
un altro software per creare blog che va per la
maggiore è www.livejournal.com.
Si tratta di un sistema editoriale che costa 25
dollari l'anno e permette a tutti di mettere on-line
il format del proprio giornale di news personali.
Rispetto a un sito tradizionale, il blog consente
di aprire una finestra sul web e di ricevere in
tempo reale messaggi e link dagli altri internauti.
Il successo dei blog è legato alla soddisfazione
di una necessità primaria di tutti: la voglia
di esprimersi", spiega Andrea Santagata di
bloggando.splinder.it, la directory italiana che
raccoglie e recensisce i blog nostrani. Fra i giornalisti
italiani che hanno un blog personale si segnalano
Pino Scaccia (www.pinoscaccia.blogspot.com)
e Claudio Sabelli Fioretti (www.sabellifioretti.blogspot.com)
da
Itali@Oggi.it, 16 settembre, pag. 7
torna
all'indice
|