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in archivio

- Roma più "in" nelle vie della moda

- Shop in shop: Faber-Castell

- La California di Sergio Rossi: aprono nuovi negozi

- Nasce a Roma Commercity

- La stazione, un luogo dove aver tante cose da fare

- Un nuovo negozio molto particolare

- Compass va all'attacco di Autogrill

- Continua la crescita Timberland

- Da Diesel Kid nuove proposte per i più piccoli: a Milano primo shop diretto

- Negozi e flagship in Italia e all'estero nei piani Fornarina

- L'hotel? E' nascosto in quella casa


Roma più "in" nelle vie della moda

Si susseguono a raffica le aperture dei negozi. Roma è la capitale del vernissage. Le strade più "in", si sa, sono Via Condotti e Via Borgognona. Sono nella prima le boutique di Armani, Ferragamo, di La Perla che ha appena ingrandito il suo punto vendita. Lo chic di Battistoni, Prada con le sue vetrine che crescono in continuazione, le gioiellerie più strepitose come quelle di bulgari, Cartier, Damiani e Eleutieri. Gucci è sempre pienissimo.
Fendi è re in via Borgognona, dove stanno Mattiolo, Ferrè, Givenchy e ha un bellissimo negozi dove domina il bianco, Laura Biagiotti regina del Cashmere. Via Vittoria è in crescita. Piazza Augusto Imperatore, dopo l'apertura di Armani jeans sta per diventare un altro polo dello Shopping.
Gucci sta lavorando ha un punto vendita solo per i gioielli, anche Armani si dedica alla collezione di oro e diamanti e cerca altri spazi. Tre piani di pret-a-porter pellicce, in via Vittoria, per De Carlis con inaugurazione.
Dolce e Gabbana è spuntato in piazza di Spagna dove le vetrine di Dior mettono in mostra jeans da 4000 euro. Missioni è in auge, maglioni da perdere la testa e cappotti double face che valgono una fortuna. Just Cavalli è un trionfo di pelle lavorata.
Poi ci sono le multimarche come lo strepitoso negozio Eleonora in Via del Babuino che ha tante riffe sotto un lampadario che da solo, è gigantesco, merita una visita. Sta a soli due passi da Chanel che quest'anno è per la mini.
Ma eccole anche loro le avanguardie. Primo tra tutti Degli Effetti in piazza Capranica, tre negozi, uno realizzato dall'Architetto Sotsass, merita un viaggio. In via del governo vecchio c'è Patrizia Pieroni, con abiti realizzati anche su misura. Molte griffe scelte ad hoc anche da De Grillis, Via campo Carleo, dove c'è un bar. E uno spazio massaggi per le clienti stressate o per i mariti che si annoiano mentre lei fa acquisti.

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Shop in shop: Faber-Castell

Faber-Castell, uno dei principali produttori al mondo di strumenti di scrittura esclusivi e di articoli di alta qualità per scrivere, dipingere e disegnare, ha inaugurato a Roma il primo shop in shop Graf Von Faber-Castell, che si contraddistingue per l'utilizzo di materiali "nobili" come l'argento e i legni pregiati, è alla base del progetto dedicato alla nuova formula distributiva: a due passi da Piazza di Spagna, in Via Frattina 124. Un vero e proprio punto di riferimento per gli intenditori della scrittura in una superficie espositiva all'interno della Cartotecnica romana.

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La California di Sergio Rossi: aprono nuovi negozi

Sergio Rossi non va in vacanza. Anzi approfitta di luglio e agosto per mettere a segno nuovi colpi nella politica di aperture di boutiques gestite direttamente. Nel mirino il marcato americano. A fine mese apre la boutiques a Beverly Hills, North Rodeo Drive che si aggiunge a quella di Costa Mesa, sempre in California. Le icone dello stars system hollywoodiano potranno così godere del servizio su misura, sedute nelle vip lounge loro riservata. Il 3 agosto inaugura il negozio a New York su Madison e a fine mese sarà la volta del primo monarca alle Hawaii, meta turistica prediletta da americani e giapponesi. Con queste ultime aperture Sergio Rossi, dal '99 nel gruppo Gucci, arriva a contare 34 negozi gestiti direttamente.

Affari e Finanza

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Nasce a Roma Commercity

NASCE alle porte di Roma, ad opera di imprenditori storici del mercato italiano, e punta a diventare uno dei centri commerciali più importanti d'Italia : Commercity, questo il nome della nuova realtà economica capitolina, è stato ubicato non a caso in una posizione strategica che lo situa al crocevia tra l'aeroporto internazionale "Leonardo da Vinci" di Fiumicino, la stazione ferroviaria di Ponte Galeria, il collegamento autostradale con il Porto di Civitavecchia e il Grande Raccordo Anulare. Moltissimi i settori merceologici e le aziende già pienamente operati all'interno dell'area che si estende su circa 1 milione e 100.000 mq ed è composta da 15 isole, 200.000 mq . Di edifici, 300.000 mq di parcheggi e 400.000 mq di spazi verdi.
Uno snodo importante, quindi che darà e riceverà impulso anche dalla nuova sede della Fiera di Roma che sorgerà poco distante e che servirà a dare rinnovata visibilità alle aziende e ai prodotti italiani e stranieri anche sulla piazza della Capitale, ci sta sempre più diventando importante.

Affari e Finanza

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La stazione, un luogo dove aver tante cose da fare

Anche le stazioni si rifanno il look . Buone notizie er chi ama viaggiare in treno, ma detesta le stazioni. Nel giro d'un paio d'anni la maggior parte delle stazioni italiane subirà un meraviglioso restyling che le rimetterà completamente a nuovo. "Stazioni ma non solo", potrebbe essere il leit motive dell'operazione. Destinate a diventare luoghi dove trascorrere anche parcchie ore piacevoli tra palestre , centri commerciali e librerie, chissà le tanto vituperate stazioni potrebbero anche iniziare a piacere al grande pubbblico.
L'architetto Marco Tamino è tra gli autori di questo miracolo all'italiana.
Fiorentino particolarmente attivo nella progettazione architettonica e urbanistica, una passione per l'insegnamento in cattedre prestigiose come quelle di New York e Parigi, Tamino è il fiore all'occhiello di grandi stazioni.

Per chi non è del settore, dicesi Grandi Stazioni la società controllata da Ferrovie dello Stato, nata nel 1997 per riqualificare e gestire i maggiori patrimoni ferroviari italiani. In soldoni, un patrimonio immobiliare di ben 900 mila metri quadrati. Nel '98 Fs ha avviato una procedura di privatizzazione per la cessione di una quota di minoranza del pacchetto azionario di Grandi Stazioni. La gara per l'assegnazione si è conclusa nel febbraio 2000 con un'operazione da 207 milioni di Euro che ha dato l'abbrivio alla prima grande privatizzazione delle Ferrovie dello Stato (gli azionisti di Grandi Stazioni sono al 60% Fs e al 40% Eurostazioni di cui fanno parte Edizione Holding, Pirelli & C, Vianini Lavori e Sncf Partecipations). Nel complesso, Grandi Stazioni è stata valutata circa 516 milioni di Euro. Dopo aver effettuato un poderoso lifting a Roma Termini, il focus è riuscire a fare altrettanto in dodici città tra cui Milano, Genova, Firenze e Bologna. E la bella notizia è che, almeno per il momento, Grandi Stazioni registra anche un buon andamento economico. Nel bilancio 2000 il fatturato era più che triplicato rispetto ai 31 miliardi di euro del primo esercizio, superando i 95 milioni di euro. Positivo anche il dato relativo al margine operativo lordo, triplicato da 4 milioni di euro a 15 milioni di euro.
"Più che di lifting", spiega Tamino, "sarebbe il caso di parlare di un ripensamento del concetto di stazione. Sparisce quella vecchia concezione di luogo sempre più ostile e inabitabile, una sorta di disordinato mix di culture, che si è radicato dai tempi del boom economico, per essere sostituito da una sorta di "non luogo" in cui passare obbligatoriamente gran parte del tempo". In definitiva tutti passano per le stazioni e, complice un disguido o semplicemente la necessità di aspettare una coincidenza, e ci restano per molte ore. Perché non valorizzare questa sosta forzata? In che modo? "in un primo luogo rendendole belle esteticamente con degli interventi minimali e del non colore, vetro, acciaio e alluminio", precisa Tamino, " e poi ripulendole di inutili pubblicità, box commerciali e dotandole di servizi e impianti".
Tempi previsti per l'operazione? "Al massimo due anni ", spiega l'architetto, "poiché i lavori saranno eseguiti in contemporanea l'idea è che ci sia una forte riconoscibilità tra una stazione e l'altra con stessa segnaletica, uguale standard di servizi e uniformità di stile". No, dunque a una sorta di federalismo delle Ferrovie dello Stato. La regola deve essere stesso trattamento estetico, e funzionale in tutta Italia.
Guardando la stazione Termini, in effetti, ci si può fare un'idea di cosa stia per succedere: ben diciassette punti di ristorazione, una chiesa, una palestra, negozi vari, una banca e la posta. Insomma, quasi una piccola città. Non solo. L'idea di riqualificazione voluta da Grandi Stazioni prevede anche un grande progetto sull'esterno e una generale armonizzazione con il tessuto urbano circostante. Sempre a Roma, per esempio, sono previsti tre grandi parcheggi di cui uno che nascerà direttamente sopra i binari e che sarà una sorta di enorme " piastra - parcheggio". "Si tratta di una struttura piuttosto leggera costruita sfruttando lo spazio dei binari", descrive Tamino". Non solo. L'inevitabile effetto collaterale del miglioramento della stazione è che tutto il quartiere si sente in dovere di grandi operazioni di miglioramento. " I negozi a ridosso della stazione Termini", descrive l'architetto, "inizialmente ci hanno guardato con disappunto poi hanno capito che era meglio adeguarsi e hanno cominciato a operare di ristrutturazione".


Repubblica - Affari e Finanza

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Un nuovo negozio molto particolare

B&B Italia, dopo aver aperto a New York, Parigi, Londra e in altre capitali ora ha deciso di "ripartire" da Milano, con un "concept store" in via Durini che non sarà limitato ai prodotti di design, ma si propone come punto di incontro.

New York, Parigi, Londra, Colonia, Osaka, Tokyo… B&B Italia dopo aver aperto i suoi monomarca in alcune delle maggiori capitali del mondo nella prima settimana di ottobre approda nella capitale del design, Milano, e lo fa in grande stile. Progettato da Antonio Citterio, il nuovo spazio di via Durini che prende il posto della boutique di Moschino e Calvin Klein, si estende su una superficie di 1700 metri quadrati. Perché solo adesso un monomarca a Milano? " E' stato difficile trovare uno spazio così grande e penso che questa via del centro presenti buone probabilità di diventare un punto di riferimento per il design e non solo quello del mobile - spiega Giorgio Busnelli, amministratore delegato di B&B Italia.
Da quando si è spostato l'Emporio Armani anche altri marchi della moda hanno lasciato spazio alle vetrine di design".
In via Durini ci sono già Cassina, Gervasoni, Franco Maria Ricci e ci saranno Armani Casa e Technogym.
Con il negozio milanese B&B Italia inaugura un concept store innovativo che poi verrà adottato dagli altri monomarca del gruppo.
A Milano verranno effettuate le nuove presentazioni delle collezioni del gruppo che non esporrà più al Salone del Mobile. Sotto il profilo espositivo lo show room milanese oltre a riunire la classica produzione della B&B e di Maxalto sperimenterà nuove merceologie di prodotto legale alle icone del design classico e contemporaneo. Obiettivo è quello di proporre delle ambientazioni, degli stili di vita, di suggerire nuove atmosfere abitative.
Trovano spazio prodotti tessili per la casa che B&B si farà produrre in esclusiva e che vanno dal letto alla tavola, fino agli oggetti più particolari come dei tappetini per fare ginnastica. Vrrranno esposte lampade scelte da B&B all'interno della produzione di marchi prestigiosi. Ci sarà in esposizione anche una cucina di Arclinea disegnata da Citterio. L'idea è quella di creare un grande contenitore dove il pubblico possa provare una nuova esperienza di shopping " Il negozio comunicherà in modo innovativo con i consumatori, ma ambisce a diventare anche un luogo di comunicazione con gli architetti e di assistenza per i nostri rivenditori italiani" spiega Busnelli. Stanno già mettendo a punto un calendario di eventi legati alla cultura del design e dell'architettura. Il flagshipstore di Milano fa parte di un progetto di formazione e comunicazione a cui il gruppo di Novedrate, in provincia di Como, sta lavorando da tempo e per il quale ha fatto ingenti investimenti, come nel training center, il progetto formatico che sta portando avanti con la Sda Bocconi nel nuovo building di 9 mila metri quadrati. In questo edificio, progettato da Citterio che sarà pronto entro fine agosto e per il quale è stato fatto un investimento di 6,2 milioni di euro, si sposterà tutto il centro ricerche e sviluppo del gruppo. Uno spazio sarà destinato allo showroom, un'area alla sala fotografica e al training center. Questa nuova architettura di Citterio è di fianco al vecchio stabilimento progettato da Afra e Tobia Scarpa e alle spalle degli uffici della società progettati da Renzo Piano.
Non si arresta la politica di aperture. "Apriremo entro l'anno a Barcellona e stiamo definendo un'apertura a Madrid. Stiamo cercando uno spazio a Monaco di Baviera e amplieremo lo spazio del negozio di Los Angeles. Anche in Tailandia abbiamo siglato un accordo con il distributore che aprirà un monobrand a Bangkok" anticipa Busnelli.
Tirando le somme B&B oggi conta 20 monomarca che diventeranno 22 entro fine anno, mentre sette nuove aperture sono previste per l'anno prossimo. Diretto è solo il negozio di New York a cui si aggiungerà Milano. Gli altri sono gestiti esclusivamente dai rivenditori o sono in partnership con l'azienda. Unica eccezione è il negozio di Colonia, gestito da B&B insieme a Vitra e al rivenditore locale. B&B Italia che ha archiviato l'anno scorso con un fatturato di 109,4 milioni di euro e un cash flow di 15,8 milioni di euro stima di chiudere il 2002 a 135 milioni di euro e un cash flow di 20,2 milioni di euro. Il semestre appena chiuso ha registrato un fatturato di 65,4 milioni di euro rispetto ai 51 del semestre corrispettivo del 2001. "Questa prima parte dell'anno è andata molto bene. Stiamo crescendo, ma non certo ai ritmi a cui eravamo abituati fino al 2000 - commenta Busnelli - .L'America a maggio e giugno è rientrata perfettamente e a registrato un + 3 % rispetto all'anno scorso mentre a febbraio segnava una caduta importante. Vanno bene anche Inghilterra, Olanda, Francia, Spagna ed Estremo Oriente.
L'Italia è il mercato meno brillante. Soffrono anche Svizzera e Germania". Anche per B&B la scommessa del futuro è sulla Cina. Già presente a Pechino adesso punta a Shangai dove conta di aprire, attraverso un distributore locale, un paio di show room.

Repubblica - Affari e Finanza

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Compass va all'attacco di Autogrill

Dopo l'acquisto delle stazioni Plose il gruppo inglese raddoppia con Onama.

La sfida è ormai partita per davvero. Il colosso della ristoriazione inglese Compass ha rilevato venerdì 27 settembre il 60% della Onama, il gruppo di catering aziendale (452 milioni di euro di ricavi) di proprietà della famiglia Bianchi. Le ragioni? Gli analisti sono concordi: è una mossa che serve a rafforzare le basi della filiale italiana in attesa di sferrare l'attacco al quasi monopolio di Autogrill sulla rete autostradale. In settimana, infatti, Compass aveva rilevato le otto stazioni di servizio autostradale controllate dal gruppo Bressanone Plose Nei prossimi mesi, inoltre, il colosso inglese parteciperà all'assegnazione di sette licenze cui la società controllata dai Benetton non può partecipare per un preciso accordo con l'Antitrust, che aveva concesso una proroga alla licenza di due anni in cambio della decadenza della concessione. Poi, il duello entrerà nel vivo. Nel 2003, infatt, dovranno essere rinnovate circa 200 licenze oggi in buona parte nell'orbita dell'Antitrust. Non è un mistero che Antonio Tesauro vorrebbe ridimensionalre il peso di Autogrill nella ristorazione autostradale (72% dei punti vendita, 82% del giro d'affari complessivo). Ma non è nemmeno un segreto che Autogrill intende difendere il primato in un settore che garantisce un ebitda attorno al 15 % del giro d'affari. Di qui il tentativo, frustrato dal no dell'antimonopòli, di acquistare prima il 100% e poi il 45% di Ristop, la seconda catena italiana, che avrebbe consentito alla società guidata da Livio Buttignol di mantenere invariata la sua quota di mercato al momento dello scadere di alcune licenze. Oggi, però, la minaccia si fa più grave. L'antitrust ha aperto un'istruttoria contro i vantaggi informativi che Autostrade avrebbe consentito ad Autogrill (entrambe fanno parte del gruppo Treviso) per agevolare i cugini nelle prossime gare. Compass approva e applaude in vista dell'asta.

Borsa e Finanza

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Continua la crescita Timberland

Venticinque nuovi opening e un'alleanza strategica con Vergelio per la filiale italiana

Continua l'espansione distributiva di Timberland Italia. Ha aperto agli inizi del mese a Milano in Galleria S. Carlo 9 il terzo store che la branch tricolore della società americana di abbigliamento e footwear per lui e lei. La partnership con Vergelio ha riconfermato così la continuità di un rapporto nato negli anni'80. "Abbiamo optato per Vergelio in quanto in un'area come quella della Lombardia è risultato il partner più in sintonia con i valori della brand legati alla solidità, alla continuità e alla ricontestualizzazione urbana delle esigenze del mercato outdoor e del tempo libero, una nostra intuizione", spiega Roberto Dalla Valle, amministratore delegato di Timberland Italia che chiude l'anno con 25 nuove opening di monomarca in location strategiche del Bel Paese, per un totale di 72 aperture in Italia. "La formula retail su cui abbiamo puntato con Vergelio dal 1994 e anche con altri partner è il franchising in quanto nel breve periodo richiede costi sicuramente inferiori a quelli necessari per aperture dirette, grazie anche alla suddivisione dei rischi con imprenditori specializzati nel loro micromercato, e legati per lo più a un contesto territoriale provinciale", aggiunge il manager. Ed è appunto il network degli shops gestiti in franchising il segmento più dinamico del giro d'affari di Timberland Italia. Quest'ultima nel primo semestre di quest'anno ha totalizzato infatti ricavi per circa 28,5 milioni di euro, facendo registrare un incremento delle vendite pari al 27% a fronte del periodo corrispondente dell'anno scorso. Con la previsione di mettere a segno un fatturato di circa 66 milioni di euro e un aumento del 100% dell'utile operativo entro la fine del 2002. "Alla base di questa crescita vi sono l'introduzione della collezione donna, che ha altresì incrementato il portafoglio clienti agendo per la prima volta sul canale multimarca, nonché l'aumento delle vendite del menswear" commenta Dalla Valle. Meno brillante la performance del gruppo sul mercato americano, che assorbe il 45% delle vendite del gruppo Timberland. Quest'ultimo punta a penetrare nel Far East e prevede di chiudere l'anno a quota 1.000 milioni di euro.

Repubblica - Affari e Finanza

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Da Diesel Kid nuove proposte per i più piccoli A MILANO PRIMO SHOP DIRETTO


FIOCCO rosa in casa Diesel. Ha infatti appena aperto i battenti a Milano in Corso Venezia 11 il primo store a insegna Diesel Kid gestito direttamente dal gruppo guidato da Renzo Rosso. Si tratta di un negozio pilota di 90 metri quadrati su due piani. La linea Diesel Kid, articolata in una prima fascia destinata a un target fra i 2 e i 6 anni e una tranche junior, fra i 6 e i 16 anni, è nata negli anni'90, preceduta dalla brand "Dieselito". La collezione è focalizzata sul jeanswear, da sempre core business dell'azienda, ed è attualmente distribuita in tutto il mondo in 2000 punti vendita, inclusi department stores quali Saks Fifth Avenue, Bloomingdales e Printemps, per citarne solo alcuni. A produrre e commercializzare Diesel Kid è la casa madre che per la sua emanazione enfant prevede il lancio di una nuova linea di calzature per la primavera/estate 2003 e di una tranche baby per un target compreso fra i 0 e i 2 anni, che decollerà per l'autunno/inverno 2003/2004. Dopo aver archiviato il 2001 con 14 milioni di euro realizzati in Italia sui circa 600 punti vendita, Diesel Kid punta a raggiungere i 30 milioni di euro entro la fine di quest'anno. Nel mirino della brand, che incide per il 55% sul fatturato domestico di Diesel, il consolidamento dei mercati europei oltre allo sviluppo in aree come Usa, Giappone e Far East.

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Negozi e flagship in Italia e all'estero nei piani Fornarina


Decolla il progetto retail del marchio Fornarina, che prevede l'apertura di 20 nuovi monomarca diretti entro il prossimo anno, due nuovi store a Pescara e Palermo. La brand di abbigliamento dal target giovane é prodotta e distribuita dal gruppo Fornari, cui fanno capo fra gli altri, oltre a Fornarina, anche Barleycorn, footwear per lui e per lei, e Nose, scarpe e abbigliamento per uomo e donna. I negozi monomarca appena aperti rientrano in realtà in quella tipologia di shops destinati a "presidiare" aree commerciali interessanti dove è assente una distribuzione capillare e caratterizzati da un design più uniforme rispetto ai flagship. Questi ultimi invece avranno dimensioni più considerevoli dei primi, saranno ciascuno diverso dall'altro e saranno inaugurati in centri urbani con più di un milione di abitanti. Fra breve aprirà il flagship di Londra, cui seguiranno a ruota, fra il prossimo anno e il 2004, quelli di Roma, Parigi, Monaco, Berlino e un'altra città tedesca. Il mercato tedesco rappresenta infatti un bacino piuttosto appetibile per l'azienda. Quest'ultima ha peraltro da poco portato a termine la prima fase del suo piano retail, coincidente con l'apertura di ben 50 corner in shop high profile.

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L'hotel? E' nascosto in quella casa

Mentre il panorama architettonico mondiale sembra avere l'unico obiettivo di sorprendere, a Londra si affaccia un diverso concetto di design che punta alla discrezione. C'è ma non si vede, è la regola seguita dai giovani designer nella realizzazione di nuovi alberghi e ristoranti. In Craven Hill Gardens, una stradina nel cuore di Notting Hill, cinque edifici a schiera in stile georgiano restaurati sono diventati l'Hempel Hotel: sembrano abitazioni indipendenti, ognuna con la sua porta, invece nascondono un albergo spettacolare la cui entrata è identificata solo dalla lettera H incisa sul campanello. L'ha realizzato la designer Anouska Hempel: un mix di antica filosofia orientale, studiata in termini di complementi di arredo, pochi e disposti secondo le regole del feng shui, e di tecnologia e comfort del XXI secolo. "L'idea era di combinare i cinque elementi della tradizione orientale (legno, acqua, metallo, fuoco, terra) con il moderno concetto di spazio architettonico", dice la Hempel. "Per pareti e pavimenti abbiamo preferito il bianco assoluto del marmo, simbolo di trasparenza e di leggerezza, affiancato a elementi più caldi, come il legno dei mobili d'epoca provenienti dall'Asia, o i tessuti di fattura orientale". La formula si ripete per il 5 Maddox Street della catena Design Hotel, nell'elegante zona di Mayfair: un allsuite mimetizzato in una semplice casa a cinque piani. Ogni appartamento è un concentrato di puro design, dove tutto, dai comodi divani in pelle, alle composizioni floreali, fino alle bottiglie di acqua minerale, perfino queste minimal, è rigorosamente distribuito, e ogni oggetto ha una sua precisa collocazione.
Una variante del tema "c'è ma non si vede" si trova in altri due nuovi alberghi londinesi: il Great Eastern e l'One Aldwich. Sono palazzi che un tempo ospitavano rispettivamente gli uffici della società ferroviaria Eastern Railway e la redazione del Morning Post. L'architettura esterna è rimasta invariata ma gli interni sono stati completamente rinnovati diventando capolavori di design. Il Great Eastern, il cui progetto è costato 65 milioni di sterline, è stato realizzato dal celebre architetto Terence Conran. "L'albergo dice il direttore Nicholas Rettie da un lato conserva lo stile vittoriano originale, dall'altro è l'espressione dei più moderni criteri di design con spazi innovativi come le mostre di artisti emergenti ospitate nella hall". La tendenza a non voler rivelare espressamente la natura di un luogo arriva ai ristoranti londinesi più in voga, come il cinese Hakkasan, in una via isolata alle spalle di Tottenham Court. Il principio è lo stesso: nessuna insegna, solo un lungo corridoio poco illuminato che porta al piano inferiore, dove all'improvviso giochi di luce fluorescenti lasciano intravedere le forme futuriste del locale. Il design, studiato dall'architetto Christian Liaigre, s'ispira a elementi propri della cultura cinese rielaborati in chiave moderna. Le pareti sono come alti separé che riportano disegni orientali stilizzati in contrasto con i toni lilla e blu elettrico delle poltrone in pelle. Al Sumosan, elegante ristorante giapponese appena inaugurato in Albemarle Street, la discrezione è espressa da un ampia vetrata fumé che impedisce la visuale all'interno, mentre gli ospiti ai tavoli possono guardare indisturbati quel che accade in strada. Minimalismo e trasparenza sono gli elementi di design seguiti per l'arredamento del locale, dove si servono piatti che sembrano anch'essi capolavori di architettura orientale. Tornando a Notting Hill, a All Saints Road la porta di una casa vittoriana introduce nell'originale ristorante e winebar Manor. All'interno, la luce ha un'importanza fondamentale che si traduce in giochi di chiaroscuro riflessi su pochi e semplici complementi d'arredo, come divani e poltroncine dal design circolare.

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