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Roma più "in" nelle vie della moda
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Shop in shop: Faber-Castell
- La California di Sergio Rossi: aprono nuovi negozi
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Nasce a Roma Commercity
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La stazione, un luogo dove aver tante cose da fare
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Un nuovo negozio molto particolare
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Compass va all'attacco di Autogrill
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Continua la crescita Timberland
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Da Diesel Kid nuove proposte per i più piccoli:
a Milano primo shop diretto
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Negozi e flagship in Italia e all'estero nei piani
Fornarina
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L'hotel? E' nascosto in quella casa
Roma
più "in" nelle vie della moda
Si
susseguono a raffica le aperture dei negozi. Roma
è la capitale del vernissage. Le strade più
"in", si sa, sono Via Condotti e Via Borgognona.
Sono nella prima le boutique di Armani, Ferragamo,
di La Perla che ha appena ingrandito il suo punto
vendita. Lo chic di Battistoni, Prada con le sue
vetrine che crescono in continuazione, le gioiellerie
più strepitose come quelle di bulgari, Cartier,
Damiani e Eleutieri. Gucci è sempre pienissimo.
Fendi è re in via Borgognona, dove stanno
Mattiolo, Ferrè, Givenchy e ha un bellissimo
negozi dove domina il bianco, Laura Biagiotti regina
del Cashmere. Via Vittoria è in crescita.
Piazza Augusto Imperatore, dopo l'apertura di Armani
jeans sta per diventare un altro polo dello Shopping.
Gucci sta lavorando ha un punto vendita solo per
i gioielli, anche Armani si dedica alla collezione
di oro e diamanti e cerca altri spazi. Tre piani
di pret-a-porter pellicce, in via Vittoria, per
De Carlis con inaugurazione.
Dolce e Gabbana è spuntato in piazza di Spagna
dove le vetrine di Dior mettono in mostra jeans
da 4000 euro. Missioni è in auge, maglioni
da perdere la testa e cappotti double face che valgono
una fortuna. Just Cavalli è un trionfo di
pelle lavorata.
Poi ci sono le multimarche come lo strepitoso negozio
Eleonora in Via del Babuino che ha tante riffe sotto
un lampadario che da solo, è gigantesco,
merita una visita. Sta a soli due passi da Chanel
che quest'anno è per la mini.
Ma eccole anche loro le avanguardie. Primo tra tutti
Degli Effetti in piazza Capranica, tre negozi, uno
realizzato dall'Architetto Sotsass, merita un viaggio.
In via del governo vecchio c'è Patrizia Pieroni,
con abiti realizzati anche su misura. Molte griffe
scelte ad hoc anche da De Grillis, Via campo Carleo,
dove c'è un bar. E uno spazio massaggi per
le clienti stressate o per i mariti che si annoiano
mentre lei fa acquisti.
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Shop
in shop: Faber-Castell
Faber-Castell,
uno dei principali produttori al mondo di strumenti
di scrittura esclusivi e di articoli di alta qualità
per scrivere, dipingere e disegnare, ha inaugurato
a Roma il primo shop in shop Graf Von Faber-Castell,
che si contraddistingue per l'utilizzo di materiali
"nobili" come l'argento e i legni pregiati,
è alla base del progetto dedicato alla nuova
formula distributiva: a due passi da Piazza di Spagna,
in Via Frattina 124. Un vero e proprio punto di
riferimento per gli intenditori della scrittura
in una superficie espositiva all'interno della Cartotecnica
romana.
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La
California di Sergio Rossi: aprono nuovi negozi
Sergio
Rossi non va in vacanza. Anzi approfitta di luglio
e agosto per mettere a segno nuovi colpi nella politica
di aperture di boutiques gestite direttamente. Nel
mirino il marcato americano. A fine mese apre la
boutiques a Beverly Hills, North Rodeo Drive che
si aggiunge a quella di Costa Mesa, sempre in California.
Le icone dello stars system hollywoodiano potranno
così godere del servizio su misura, sedute
nelle vip lounge loro riservata. Il 3 agosto inaugura
il negozio a New York su Madison e a fine mese sarà
la volta del primo monarca alle Hawaii, meta turistica
prediletta da americani e giapponesi. Con queste
ultime aperture Sergio Rossi, dal '99 nel gruppo
Gucci, arriva a contare 34 negozi gestiti direttamente.
Affari
e Finanza
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Nasce
a Roma Commercity
NASCE
alle porte di Roma, ad opera di imprenditori storici
del mercato italiano, e punta a diventare uno dei
centri commerciali più importanti d'Italia
: Commercity, questo il nome della nuova realtà
economica capitolina, è stato ubicato non
a caso in una posizione strategica che lo situa
al crocevia tra l'aeroporto internazionale "Leonardo
da Vinci" di Fiumicino, la stazione ferroviaria
di Ponte Galeria, il collegamento autostradale con
il Porto di Civitavecchia e il Grande Raccordo Anulare.
Moltissimi i settori merceologici e le aziende già
pienamente operati all'interno dell'area che si
estende su circa 1 milione e 100.000 mq ed è
composta da 15 isole, 200.000 mq . Di edifici, 300.000
mq di parcheggi e 400.000 mq di spazi verdi.
Uno snodo importante, quindi che darà e riceverà
impulso anche dalla nuova sede della Fiera di Roma
che sorgerà poco distante e che servirà
a dare rinnovata visibilità alle aziende
e ai prodotti italiani e stranieri anche sulla piazza
della Capitale, ci sta sempre più diventando
importante.
Affari
e Finanza
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La
stazione, un luogo dove aver tante cose da fare
Anche
le stazioni si rifanno il look . Buone notizie er
chi ama viaggiare in treno, ma detesta le stazioni.
Nel giro d'un paio d'anni la maggior parte delle
stazioni italiane subirà un meraviglioso
restyling che le rimetterà completamente
a nuovo. "Stazioni ma non solo", potrebbe
essere il leit motive dell'operazione. Destinate
a diventare luoghi dove trascorrere anche parcchie
ore piacevoli tra palestre , centri commerciali
e librerie, chissà le tanto vituperate stazioni
potrebbero anche iniziare a piacere al grande pubbblico.
L'architetto Marco Tamino è tra gli autori
di questo miracolo all'italiana.
Fiorentino particolarmente attivo nella progettazione
architettonica e urbanistica, una passione per l'insegnamento
in cattedre prestigiose come quelle di New York
e Parigi, Tamino è il fiore all'occhiello
di grandi stazioni.
Per
chi non è del settore, dicesi Grandi Stazioni
la società controllata da Ferrovie dello
Stato, nata nel 1997 per riqualificare e gestire
i maggiori patrimoni ferroviari italiani. In soldoni,
un patrimonio immobiliare di ben 900 mila metri
quadrati. Nel '98 Fs ha avviato una procedura di
privatizzazione per la cessione di una quota di
minoranza del pacchetto azionario di Grandi Stazioni.
La gara per l'assegnazione si è conclusa
nel febbraio 2000 con un'operazione da 207 milioni
di Euro che ha dato l'abbrivio alla prima grande
privatizzazione delle Ferrovie dello Stato (gli
azionisti di Grandi Stazioni sono al 60% Fs e al
40% Eurostazioni di cui fanno parte Edizione Holding,
Pirelli & C, Vianini Lavori e Sncf Partecipations).
Nel complesso, Grandi Stazioni è stata valutata
circa 516 milioni di Euro. Dopo aver effettuato
un poderoso lifting a Roma Termini, il focus è
riuscire a fare altrettanto in dodici città
tra cui Milano, Genova, Firenze e Bologna. E la
bella notizia è che, almeno per il momento,
Grandi Stazioni registra anche un buon andamento
economico. Nel bilancio 2000 il fatturato era più
che triplicato rispetto ai 31 miliardi di euro del
primo esercizio, superando i 95 milioni di euro.
Positivo anche il dato relativo al margine operativo
lordo, triplicato da 4 milioni di euro a 15 milioni
di euro.
"Più che di lifting", spiega Tamino,
"sarebbe il caso di parlare di un ripensamento
del concetto di stazione. Sparisce quella vecchia
concezione di luogo sempre più ostile e inabitabile,
una sorta di disordinato mix di culture, che si
è radicato dai tempi del boom economico,
per essere sostituito da una sorta di "non
luogo" in cui passare obbligatoriamente gran
parte del tempo". In definitiva tutti passano
per le stazioni e, complice un disguido o semplicemente
la necessità di aspettare una coincidenza,
e ci restano per molte ore. Perché non valorizzare
questa sosta forzata? In che modo? "in un primo
luogo rendendole belle esteticamente con degli interventi
minimali e del non colore, vetro, acciaio e alluminio",
precisa Tamino, " e poi ripulendole di inutili
pubblicità, box commerciali e dotandole di
servizi e impianti".
Tempi previsti per l'operazione? "Al massimo
due anni ", spiega l'architetto, "poiché
i lavori saranno eseguiti in contemporanea l'idea
è che ci sia una forte riconoscibilità
tra una stazione e l'altra con stessa segnaletica,
uguale standard di servizi e uniformità di
stile". No, dunque a una sorta di federalismo
delle Ferrovie dello Stato. La regola deve essere
stesso trattamento estetico, e funzionale in tutta
Italia.
Guardando la stazione Termini, in effetti, ci si
può fare un'idea di cosa stia per succedere:
ben diciassette punti di ristorazione, una chiesa,
una palestra, negozi vari, una banca e la posta.
Insomma, quasi una piccola città. Non solo.
L'idea di riqualificazione voluta da Grandi Stazioni
prevede anche un grande progetto sull'esterno e
una generale armonizzazione con il tessuto urbano
circostante. Sempre a Roma, per esempio, sono previsti
tre grandi parcheggi di cui uno che nascerà
direttamente sopra i binari e che sarà una
sorta di enorme " piastra - parcheggio".
"Si tratta di una struttura piuttosto leggera
costruita sfruttando lo spazio dei binari",
descrive Tamino". Non solo. L'inevitabile effetto
collaterale del miglioramento della stazione è
che tutto il quartiere si sente in dovere di grandi
operazioni di miglioramento. " I negozi a ridosso
della stazione Termini", descrive l'architetto,
"inizialmente ci hanno guardato con disappunto
poi hanno capito che era meglio adeguarsi e hanno
cominciato a operare di ristrutturazione".
Repubblica
- Affari e Finanza
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Un
nuovo negozio molto particolare
B&B
Italia, dopo aver aperto a New York, Parigi, Londra
e in altre capitali ora ha deciso di "ripartire"
da Milano, con un "concept store" in via
Durini che non sarà limitato ai prodotti
di design, ma si propone come punto di incontro.
New
York, Parigi, Londra, Colonia, Osaka, Tokyo… B&B
Italia dopo aver aperto i suoi monomarca in alcune
delle maggiori capitali del mondo nella prima settimana
di ottobre approda nella capitale del design, Milano,
e lo fa in grande stile. Progettato da Antonio Citterio,
il nuovo spazio di via Durini che prende il posto
della boutique di Moschino e Calvin Klein, si estende
su una superficie di 1700 metri quadrati. Perché
solo adesso un monomarca a Milano? " E' stato
difficile trovare uno spazio così grande
e penso che questa via del centro presenti buone
probabilità di diventare un punto di riferimento
per il design e non solo quello del mobile - spiega
Giorgio Busnelli, amministratore delegato di B&B
Italia.
Da quando si è spostato l'Emporio Armani
anche altri marchi della moda hanno lasciato spazio
alle vetrine di design".
In via Durini ci sono già Cassina, Gervasoni,
Franco Maria Ricci e ci saranno Armani Casa e Technogym.
Con il negozio milanese B&B Italia inaugura
un concept store innovativo che poi verrà
adottato dagli altri monomarca del gruppo.
A Milano verranno effettuate le nuove presentazioni
delle collezioni del gruppo che non esporrà
più al Salone del Mobile. Sotto il profilo
espositivo lo show room milanese oltre a riunire
la classica produzione della B&B e di Maxalto
sperimenterà nuove merceologie di prodotto
legale alle icone del design classico e contemporaneo.
Obiettivo è quello di proporre delle ambientazioni,
degli stili di vita, di suggerire nuove atmosfere
abitative.
Trovano spazio prodotti tessili per la casa che
B&B si farà produrre in esclusiva e che
vanno dal letto alla tavola, fino agli oggetti più
particolari come dei tappetini per fare ginnastica.
Vrrranno esposte lampade scelte da B&B all'interno
della produzione di marchi prestigiosi. Ci sarà
in esposizione anche una cucina di Arclinea disegnata
da Citterio. L'idea è quella di creare un
grande contenitore dove il pubblico possa provare
una nuova esperienza di shopping " Il negozio
comunicherà in modo innovativo con i consumatori,
ma ambisce a diventare anche un luogo di comunicazione
con gli architetti e di assistenza per i nostri
rivenditori italiani" spiega Busnelli. Stanno
già mettendo a punto un calendario di eventi
legati alla cultura del design e dell'architettura.
Il flagshipstore di Milano fa parte di un progetto
di formazione e comunicazione a cui il gruppo di
Novedrate, in provincia di Como, sta lavorando da
tempo e per il quale ha fatto ingenti investimenti,
come nel training center, il progetto formatico
che sta portando avanti con la Sda Bocconi nel nuovo
building di 9 mila metri quadrati. In questo edificio,
progettato da Citterio che sarà pronto entro
fine agosto e per il quale è stato fatto
un investimento di 6,2 milioni di euro, si sposterà
tutto il centro ricerche e sviluppo del gruppo.
Uno spazio sarà destinato allo showroom,
un'area alla sala fotografica e al training center.
Questa nuova architettura di Citterio è di
fianco al vecchio stabilimento progettato da Afra
e Tobia Scarpa e alle spalle degli uffici della
società progettati da Renzo Piano.
Non si arresta la politica di aperture. "Apriremo
entro l'anno a Barcellona e stiamo definendo un'apertura
a Madrid. Stiamo cercando uno spazio a Monaco di
Baviera e amplieremo lo spazio del negozio di Los
Angeles. Anche in Tailandia abbiamo siglato un accordo
con il distributore che aprirà un monobrand
a Bangkok" anticipa Busnelli.
Tirando le somme B&B oggi conta 20 monomarca
che diventeranno 22 entro fine anno, mentre sette
nuove aperture sono previste per l'anno prossimo.
Diretto è solo il negozio di New York a cui
si aggiungerà Milano. Gli altri sono gestiti
esclusivamente dai rivenditori o sono in partnership
con l'azienda. Unica eccezione è il negozio
di Colonia, gestito da B&B insieme a Vitra e
al rivenditore locale. B&B Italia che ha archiviato
l'anno scorso con un fatturato di 109,4 milioni
di euro e un cash flow di 15,8 milioni di euro stima
di chiudere il 2002 a 135 milioni di euro e un cash
flow di 20,2 milioni di euro. Il semestre appena
chiuso ha registrato un fatturato di 65,4 milioni
di euro rispetto ai 51 del semestre corrispettivo
del 2001. "Questa prima parte dell'anno è
andata molto bene. Stiamo crescendo, ma non certo
ai ritmi a cui eravamo abituati fino al 2000 - commenta
Busnelli - .L'America a maggio e giugno è
rientrata perfettamente e a registrato un + 3 %
rispetto all'anno scorso mentre a febbraio segnava
una caduta importante. Vanno bene anche Inghilterra,
Olanda, Francia, Spagna ed Estremo Oriente.
L'Italia è il mercato meno brillante. Soffrono
anche Svizzera e Germania". Anche per B&B
la scommessa del futuro è sulla Cina. Già
presente a Pechino adesso punta a Shangai dove conta
di aprire, attraverso un distributore locale, un
paio di show room.
Repubblica
- Affari e Finanza
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Compass
va all'attacco di Autogrill
Dopo
l'acquisto delle stazioni Plose il gruppo inglese
raddoppia con Onama.
La
sfida è ormai partita per davvero. Il colosso
della ristoriazione inglese Compass ha rilevato
venerdì 27 settembre il 60% della Onama,
il gruppo di catering aziendale (452 milioni di
euro di ricavi) di proprietà della famiglia
Bianchi. Le ragioni? Gli analisti sono concordi:
è una mossa che serve a rafforzare le basi
della filiale italiana in attesa di sferrare l'attacco
al quasi monopolio di Autogrill sulla rete autostradale.
In settimana, infatti, Compass aveva rilevato le
otto stazioni di servizio autostradale controllate
dal gruppo Bressanone Plose Nei prossimi mesi, inoltre,
il colosso inglese parteciperà all'assegnazione
di sette licenze cui la società controllata
dai Benetton non può partecipare per un preciso
accordo con l'Antitrust, che aveva concesso una
proroga alla licenza di due anni in cambio della
decadenza della concessione. Poi, il duello entrerà
nel vivo. Nel 2003, infatt, dovranno essere rinnovate
circa 200 licenze oggi in buona parte nell'orbita
dell'Antitrust. Non è un mistero che Antonio
Tesauro vorrebbe ridimensionalre il peso di Autogrill
nella ristorazione autostradale (72% dei punti vendita,
82% del giro d'affari complessivo). Ma non è
nemmeno un segreto che Autogrill intende difendere
il primato in un settore che garantisce un ebitda
attorno al 15 % del giro d'affari. Di qui il tentativo,
frustrato dal no dell'antimonopòli, di acquistare
prima il 100% e poi il 45% di Ristop, la seconda
catena italiana, che avrebbe consentito alla società
guidata da Livio Buttignol di mantenere invariata
la sua quota di mercato al momento dello scadere
di alcune licenze. Oggi, però, la minaccia
si fa più grave. L'antitrust ha aperto un'istruttoria
contro i vantaggi informativi che Autostrade avrebbe
consentito ad Autogrill (entrambe fanno parte del
gruppo Treviso) per agevolare i cugini nelle prossime
gare. Compass approva e applaude in vista dell'asta.
Borsa
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Continua
la crescita Timberland
Venticinque
nuovi opening e un'alleanza strategica con Vergelio
per la filiale italiana
Continua
l'espansione distributiva di Timberland Italia.
Ha aperto agli inizi del mese a Milano in Galleria
S. Carlo 9 il terzo store che la branch tricolore
della società americana di abbigliamento
e footwear per lui e lei. La partnership con Vergelio
ha riconfermato così la continuità
di un rapporto nato negli anni'80. "Abbiamo
optato per Vergelio in quanto in un'area come quella
della Lombardia è risultato il partner più
in sintonia con i valori della brand legati alla
solidità, alla continuità e alla ricontestualizzazione
urbana delle esigenze del mercato outdoor e del
tempo libero, una nostra intuizione", spiega
Roberto Dalla Valle, amministratore delegato di
Timberland Italia che chiude l'anno con 25 nuove
opening di monomarca in location strategiche del
Bel Paese, per un totale di 72 aperture in Italia.
"La formula retail su cui abbiamo puntato con
Vergelio dal 1994 e anche con altri partner è
il franchising in quanto nel breve periodo richiede
costi sicuramente inferiori a quelli necessari per
aperture dirette, grazie anche alla suddivisione
dei rischi con imprenditori specializzati nel loro
micromercato, e legati per lo più a un contesto
territoriale provinciale", aggiunge il manager.
Ed è appunto il network degli shops gestiti
in franchising il segmento più dinamico del
giro d'affari di Timberland Italia. Quest'ultima
nel primo semestre di quest'anno ha totalizzato
infatti ricavi per circa 28,5 milioni di euro, facendo
registrare un incremento delle vendite pari al 27%
a fronte del periodo corrispondente dell'anno scorso.
Con la previsione di mettere a segno un fatturato
di circa 66 milioni di euro e un aumento del 100%
dell'utile operativo entro la fine del 2002. "Alla
base di questa crescita vi sono l'introduzione della
collezione donna, che ha altresì incrementato
il portafoglio clienti agendo per la prima volta
sul canale multimarca, nonché l'aumento delle
vendite del menswear" commenta Dalla Valle.
Meno brillante la performance del gruppo sul mercato
americano, che assorbe il 45% delle vendite del
gruppo Timberland. Quest'ultimo punta a penetrare
nel Far East e prevede di chiudere l'anno a quota
1.000 milioni di euro.
Repubblica
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Da
Diesel Kid nuove proposte per i più piccoli
A MILANO PRIMO SHOP DIRETTO
FIOCCO rosa in casa Diesel. Ha infatti appena aperto
i battenti a Milano in Corso Venezia 11 il primo
store a insegna Diesel Kid gestito direttamente
dal gruppo guidato da Renzo Rosso. Si tratta di
un negozio pilota di 90 metri quadrati su due piani.
La linea Diesel Kid, articolata in una prima fascia
destinata a un target fra i 2 e i 6 anni e una tranche
junior, fra i 6 e i 16 anni, è nata negli
anni'90, preceduta dalla brand "Dieselito".
La collezione è focalizzata sul jeanswear,
da sempre core business dell'azienda, ed è
attualmente distribuita in tutto il mondo in 2000
punti vendita, inclusi department stores quali Saks
Fifth Avenue, Bloomingdales e Printemps, per citarne
solo alcuni. A produrre e commercializzare Diesel
Kid è la casa madre che per la sua emanazione
enfant prevede il lancio di una nuova linea di calzature
per la primavera/estate 2003 e di una tranche baby
per un target compreso fra i 0 e i 2 anni, che decollerà
per l'autunno/inverno 2003/2004. Dopo aver archiviato
il 2001 con 14 milioni di euro realizzati in Italia
sui circa 600 punti vendita, Diesel Kid punta a
raggiungere i 30 milioni di euro entro la fine di
quest'anno. Nel mirino della brand, che incide per
il 55% sul fatturato domestico di Diesel, il consolidamento
dei mercati europei oltre allo sviluppo in aree
come Usa, Giappone e Far East.
Repubblica
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Negozi
e flagship in Italia e all'estero nei piani Fornarina
Decolla il progetto retail del marchio Fornarina,
che prevede l'apertura di 20 nuovi monomarca diretti
entro il prossimo anno, due nuovi store a Pescara
e Palermo. La brand di abbigliamento dal target
giovane é prodotta e distribuita dal gruppo
Fornari, cui fanno capo fra gli altri, oltre a Fornarina,
anche Barleycorn, footwear per lui e per lei, e
Nose, scarpe e abbigliamento per uomo e donna. I
negozi monomarca appena aperti rientrano in realtà
in quella tipologia di shops destinati a "presidiare"
aree commerciali interessanti dove è assente
una distribuzione capillare e caratterizzati da
un design più uniforme rispetto ai flagship.
Questi ultimi invece avranno dimensioni più
considerevoli dei primi, saranno ciascuno diverso
dall'altro e saranno inaugurati in centri urbani
con più di un milione di abitanti. Fra breve
aprirà il flagship di Londra, cui seguiranno
a ruota, fra il prossimo anno e il 2004, quelli
di Roma, Parigi, Monaco, Berlino e un'altra città
tedesca. Il mercato tedesco rappresenta infatti
un bacino piuttosto appetibile per l'azienda. Quest'ultima
ha peraltro da poco portato a termine la prima fase
del suo piano retail, coincidente con l'apertura
di ben 50 corner in shop high profile.
Repubblica
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L'hotel?
E' nascosto in quella casa
Mentre
il panorama architettonico mondiale sembra avere
l'unico obiettivo di sorprendere, a Londra si affaccia
un diverso concetto di design che punta alla discrezione.
C'è ma non si vede, è la regola seguita
dai giovani designer nella realizzazione di nuovi
alberghi e ristoranti. In Craven Hill Gardens, una
stradina nel cuore di Notting Hill, cinque edifici
a schiera in stile georgiano restaurati sono diventati
l'Hempel Hotel: sembrano abitazioni indipendenti,
ognuna con la sua porta, invece nascondono un albergo
spettacolare la cui entrata è identificata
solo dalla lettera H incisa sul campanello. L'ha
realizzato la designer Anouska Hempel: un mix di
antica filosofia orientale, studiata in termini
di complementi di arredo, pochi e disposti secondo
le regole del feng shui, e di tecnologia e comfort
del XXI secolo. "L'idea era di combinare i
cinque elementi della tradizione orientale (legno,
acqua, metallo, fuoco, terra) con il moderno concetto
di spazio architettonico", dice la Hempel.
"Per pareti e pavimenti abbiamo preferito il
bianco assoluto del marmo, simbolo di trasparenza
e di leggerezza, affiancato a elementi più
caldi, come il legno dei mobili d'epoca provenienti
dall'Asia, o i tessuti di fattura orientale".
La formula si ripete per il 5 Maddox Street della
catena Design Hotel, nell'elegante zona di Mayfair:
un allsuite mimetizzato in una semplice casa a cinque
piani. Ogni appartamento è un concentrato
di puro design, dove tutto, dai comodi divani in
pelle, alle composizioni floreali, fino alle bottiglie
di acqua minerale, perfino queste minimal, è
rigorosamente distribuito, e ogni oggetto ha una
sua precisa collocazione.
Una variante del tema "c'è ma non si
vede" si trova in altri due nuovi alberghi
londinesi: il Great Eastern e l'One Aldwich. Sono
palazzi che un tempo ospitavano rispettivamente
gli uffici della società ferroviaria Eastern
Railway e la redazione del Morning Post. L'architettura
esterna è rimasta invariata ma gli interni
sono stati completamente rinnovati diventando capolavori
di design. Il Great Eastern, il cui progetto è
costato 65 milioni di sterline, è stato realizzato
dal celebre architetto Terence Conran. "L'albergo
dice il direttore Nicholas Rettie da un lato conserva
lo stile vittoriano originale, dall'altro è
l'espressione dei più moderni criteri di
design con spazi innovativi come le mostre di artisti
emergenti ospitate nella hall". La tendenza
a non voler rivelare espressamente la natura di
un luogo arriva ai ristoranti londinesi più
in voga, come il cinese Hakkasan, in una via isolata
alle spalle di Tottenham Court. Il principio è
lo stesso: nessuna insegna, solo un lungo corridoio
poco illuminato che porta al piano inferiore, dove
all'improvviso giochi di luce fluorescenti lasciano
intravedere le forme futuriste del locale. Il design,
studiato dall'architetto Christian Liaigre, s'ispira
a elementi propri della cultura cinese rielaborati
in chiave moderna. Le pareti sono come alti separé
che riportano disegni orientali stilizzati in contrasto
con i toni lilla e blu elettrico delle poltrone
in pelle. Al Sumosan, elegante ristorante giapponese
appena inaugurato in Albemarle Street, la discrezione
è espressa da un ampia vetrata fumé
che impedisce la visuale all'interno, mentre gli
ospiti ai tavoli possono guardare indisturbati quel
che accade in strada. Minimalismo e trasparenza
sono gli elementi di design seguiti per l'arredamento
del locale, dove si servono piatti che sembrano
anch'essi capolavori di architettura orientale.
Tornando a Notting Hill, a All Saints Road la porta
di una casa vittoriana introduce nell'originale
ristorante e winebar Manor. All'interno, la luce
ha un'importanza fondamentale che si traduce in
giochi di chiaroscuro riflessi su pochi e semplici
complementi d'arredo, come divani e poltroncine
dal design circolare.
Repubblica
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