LA LOGISTICA NEL MERCATO GLOBALE

La logistica dell’e-commerce, nello svolgimento della sua essenziale funzione di supporto delle attività delle net company, deve confrontarsi con la realtà del mercato mondiale fatta anche di leggi, regolamenti, confini ed ostacoli burocratici. Fra questi ultimi, quello delle barriere doganali è probabilmente il più complesso ed importante.
È vero che il mondo sembra essere avviato ad una progressiva eliminazione delle barriere doganali, passando dagli ormai angusti mercati ad organizzazioni multinazionali più vaste che adottano comportamenti fiscali omogenei negli scambi internazionali (Unione Europea. Nafta,Asean, Mercosur ecc.), ma è altrettanto vero che il processo è lento e complesso e che siamo ancora lontani dal sospirato mercato libero e globale, il mercato ideale per l’e-commerce. Le barriere doganali quindi esistono, esistono i dazi da pagare, le imposte sul valore delle merci da determinare e riscuotere, differenti regimi fiscali, e uno dei compiti più importanti della logistica nell’e-commerce è quello di conoscere queste differenze, per consentire alle merci di superare queste barriere nel modo più veloce e conveniente possibile. Tutto ciò, tenendo presente che la crescita del commercio elettronico è ritenuta da tutte le organizzazioni internazionali un fattore essenziale dello sviluppo dell’economia mondiale.
Una net company che opera con l’e-commerce che, per definizione è rivolto a tutto il mondo, si deve attrezzare per affrontare situazioni e legislazioni diverse. Ciò vuoi dire strutturare una logistica delle consegne che si preoccupi non solo di far giungere nel più breve tempo possibile il bene acquisito via Internet nel paese del cliente, ma compiere preliminarmente tutta una serie di operazioni: deve verificare se il bene oggetto della transazione deve essere assoggettato ad una particolare legislazione fiscale, se rientra, per la legge del paese destinatario, fra quelli importabili, se non risulti ad esempio, in liste di contingentamento. o di prodotti il cui uso è proibito.
Deve inoltre qualificare già in fattura l’operazione che sottostà alla vendita operata per sapere se si tratta di una cessione di beni, di servizi, di una licenza d’uso o altro, se il committente è un consumatore finale o un soggetto professionale sostituto d’imposta, perché da questa qualificazione dipende il regime impositivo a cui la transazione deve essere assoggettata, e la dogana è il luogo fisico dove queste caratteristiche sono controllate e verificate. Tutte queste operazioni devono essere quindi fatte prima che il bene arrivi in dogana, per evitare che rimanga bloccato da un’errata applicazione delle norme, scatenando l’ira e la disaffezione del committente.
Tali attività sono compito della logistica nell’e-commerce, compito delicato e complesso che deve essere affidato a strutture interne estremamente professionalizzate e competenti, o esternalizzato, in outsourcing ad aziende di
servizi. Si pensi ai grandi carrier internazionali, che in forza della loro esperienza e della pratica quotidiana offrono le migliori garanzie per un efficace espletamento del servizio.
Se si osserva la situazione italiana, si può costatare che agli operatori dell’e-commerce si presenta un quadro essenzialmente articolato in due grandi categorie:
• Cessione di beni immateriali (con consegna elettronica)
• Cessione di beni materiali (con consegna a mezzo posta o corriere).

Nella cessione di beni immateriali consegnati a mezzo electronic delivery, è necessario identificare il tipo di prestazione perché, con la stessa operazione, potrebbero configurarsi diverse prestazioni che vanno dalla cessione vera e propria alla licenza d’uso di un software
o all’interrogazione di una banca dati. Il principio generale è che la tassazione deve avvenire nel paese dove il bene è effettivamente consumato.
È evidente che in tema di beni trasferiti via internet, la logistica si occuperà dei sistemi informatici che consentono la consegna elettronica e dei sistemi di sicurezza relativi ai dati ed al pagamento, non essendovi passaggio fisico di alcunché in dogana. È altrettanto chiaro che allo stato le autorità fiscali non dispongono di mezzi di controllo sicuri delle attività di e-commerce completamente digitali, e che quindi la tassazione di questo settore rappresenta una sfida da risolvere con l’aiuto della tecnologia.
Per i beni materiali, la cui consegna avviene con i mezzi tradizionali, vale la distinzione determinata dall’origine del bene, nel senso che se il bene proviene da un paese extracomunitario la tassazione sia per l’IVA sia per i dazi doganali avverrà in dogana nelle forme classiche che regolano le importazioni. Se si tratta invece di un’operazione di commercio intracomunitario sarà applicata la disciplina prevista dal D.L.33 1/92, che recepisce la Direttiva europea che regola il commercio interno e quindi, la tassazione VA avverrà nel paese comunitario di destinazione del bene.
Sono sottratte ad ogni tipo di tassazione le transazioni di basso valore, per il momento la soglia di applicabilità corrisponde a 22 euro, che sono quindi completamente esenti.
L’OCSE, l’Unione Europea, l’IRS statunitense sono concordi nell’affermare che il commercio elettronico non solo non deve essere penalizzato rispetto alle forme di commercio classico, ma la sua espansione ed il suo sviluppo devono in ogni modo essere agevolati da norme giuste ma non persecutorie o farraginose. Per il momento, la Iogistica dell’e-commerce ha un compito estremamente complesso, il progressivo diminuire delle barriere doganali agevolerà questo impegno, sperando in un obiettivo finale che configuri un mondo dove ogni tipo di barriera, e quindi anche quella fiscale, diventi solamente un ricordo e l’attività umana possa svilupparsi senza ostacoli.