I MODELLI DELLA LOGISTICA PER L'E-COMMERCE

Le esigenze di un piccolo shop che evade alcune decine di ordini al giorno sono diverse da quelle del negozio che ogni giorno processa centinaia di richieste, e queste sono ancora differenti da quelle dello shopping center che riceve anch’esso centinaia migliaia) di richieste, ma di prodotti tipologicamente differenti. Sono quindi diversi i modelli di logistica implementabili in un contesto come quello dell’e-commerce.
Il problema assume dimensioni particolarmente interessanti quando ci si trova di fronte a negozi virtuali che vendano prodotti di diversi fornitori, sul modello degli shopping mall che ormai vedono frequentemente luce anche nel nostro paese.
Determinante, nella strutturazione del propri modello ideale, è definire la funzione della struttura centrale rispetto al processo di vendita ed in relazione al luogo di destinazione della merce.
È possibile definire, a titolo esemplificativo, almeno quattro situazioni differenti:

Nel primo caso, quello più comune per chi si avvicina per la prima volta all’e-commerce, le esigenze da parte del merchant sono relativamente chiare: la necessità di un partner che si occupi della spedizione della sua merce.
Quest’ultima può essere ritirata presso il magazzino del commerciante (in genere quello utilizzato anche per l’attività di vendita off line), eventualmente imballata dal carrier nel caso l’accordo lo preveda, e spedita a destinazione. È, questa, la configurazione probabilmente più diffusa, ed adottata dalla maggior parte dei piccoli negozi virtuali. La situazione, però, cambia nel caso in cui, come specificato al punto 2,i volumi di vendita siano alti, Infatti, la gestione del magazzino può essere sensibilmente più complessa, e variare in funzione della provenienza degli ordini: Italia o estero. Se nel primo caso, infatti, risulta relativamente poco conveniente gestire magazzini differenziati sparsi sul territorio, nel secondo la realizzazione di magazzini distribuiti, da dislocare ove è più alto il numero delle spedizioni, può risultare economicamente conveniente, giustificando l’utilizzo di mezzi di trasporto diversi dal tradizionale carrier.
È molto più conveniente, infatti, inviare pallet o container di merci all’estero tramite nave o ferro, piuttosto che effettuare centinaia di spedizioni dall’Italia. Sarà poi proprio il partner scelto per la logistica a curare l’identificazione dei magazzini e la loro gestione, secondo il già descritto modello dell’outsourcing. Anche nel caso di centri commerciali virtuali le situazioni possono essere diverse. I centri commerciali, in genere, sono caratterizzati dalla presenza di prodotti di vario tipo, relativi a diversi produttori e quindi, in linea di massima, conservati in magazzini differenti. Appurato che sono pochissimi gli shopping mall che si preoccupano della gestione di un magazzino centralizzato con scorte relative ai prodotti venduti, è necessario chiarire il ruolo effettivo della struttura dello shopping mall prima di definire il modello logistico da adottare.
Lo shopping malI può configurarsi come semplice aggregatore di prodotti ed offerte diverse, oppure come centro ove sia effettuato un packaging uniforme e si svolgano dei controlli di qualità a garanzia dei consumatore.
Nel primo caso la struttura del centro commerciale potrebbe anche non vedere mai la merce venduta. Essa, infatti, potrebbe essere inviata direttamente al destinatario, sempre che tale operazione si rivelasse conveniente. Nel secondo caso, invece, la merce dovrebbe essere necessariamente inviata ad una struttura logistica centrale, per curare l’imballaggio e verificare la qualità dei prodotti da inviare al cliente. Nell’eventualità di effettuare spedizioni dirette al destinatario da parte dei singoli produttori (o rivenditori), Io svantaggio principale è costituito dal fatto che la merce inviata viaggerebbe seguendo vie diverse (al limite adottando carrier differenti), giungendo così all’utente finale.., un po’ per volta. A ciò bisogna aggiungere che, calcolando le spese medie di spedizione dei diversi corrieri sul mercato, è facile desumere che, nel caso di spedizioni all’estero, il costo di due o più spedizioni internazionali è quasi sempre maggiore del costo di due o più spedizioni nazionali (indirizzate al centro di raccolta del centro commerciale virtuale) sommato a quello di una spedizione internazionale (quella che parte dal centro di raccolta ed è diretta verso il destinatario). Nel caso di spedizioni dirette al mercato interno, invece, è chiaramente più conveniente effettuare spedizioni dirette, anche se non sempre è auspicabile come metodologia commerciale; ma questo è un altro problema. Ad essi si aggiunge un’ulteriore modalità di gestione della distribuzione e delle consegne che tende a minimizzare i costi di spedizione a fronte dell’utilizzo di magazzini distribuiti, ove l’utente possa recarsi per ritirare la merce. E il concetto dei pick-up point sul quale si basa la rete statunitense Starbuck’s, o con il quale opera anche l’italiano CHL. In pratica la merce non è recapitata a casa dell’utente, ma è lasciata nei punti di raccolta (in genere dei franchising) ove l’utente va a ritirarla. Presso i punti di raccolta, inoltre, può anche essere effettuato il pagamento. L’obiettivo raggiunto è duplice: da una parte si eliminano i costi relativi all’ultimo miglio, superiori a quelli di stoccaggio, e dall’altra si fornisce al cliente un metodo di pagamento alternativo che può essere utilizzato al posto dei sistemi on-line, che anche se sicuri non godono ancora appieno della fiducia dell’utenza.
 

COSA VIAGGIA CON L’E-COMMERCE

Prima di decidere se avviare o meno una attività di commercio elettronico, è bene chiedersi se il canale di distribuzione sia quello adatto.Tra le prime considerazioni da fare, infatti, vi sono quelle inerenti la “trasportabilità” dei prodotti che si intende distribuire da parte dei carrier. Essa dipende essenzialmente da due fattori: Per alcuni prodotti la spedizione non risulta conveniente. E il caso dei prodotti particolarmente pesanti ma dal costo contenuto, o dei prodotti che - pur avendo un peso relativamente basso - occupano molto in termini di volume. La maggior parte dei corrieri, infatti, basa le sue tariffe sull’elemento di maggiore incidenza tra peso e rapporto peso/volume. Un oggetto leggero, ma molto ingombrante, quindi, rischia di costare di più di un oggetto pesante ma dalle dimensioni estremamente contenute. Per alcuni prodotti la spedizione non è possibile. È il caso dei prodotti alimentari freschi, che durante il trasporto rischierebbero di avariarsi, e che comunque non potrebbero essere esportati in alcuni paesi (come gli Stati Uniti d’America), tanto per effettivi problemi relativi al controllo sanitario che per problematiche più prettamente economiche (protezione del mercato). Per quanto riguarda il primo punto la valutazione è possibile di caso in caso (ed è relativamente facile definire il margine di convenienza relativo al costo aggiunto della spedizione, in genere marginale per prodotti di alto valore). Per quanto attiene il secondo viene riportata qui di seguito una tabella relativa a ciò che può essere trasportato con limitazioni e ciò che non può essere trasportato affatto da un carrier.