DALLA PARTE DELL'INVESTITO: 12 PASSI SULLA STRADA DEL SUCCESSO

 
> I termini della new economy
> Business idea
> Business plan
> I primi contatti con il venture capitalist
> Il primo colloquio
> La valutazione della società e l'offerta
> Letter of intent
> Due diligence: l'esame dell'investimento
> Investiment decision
> I contatti
> Closing
> Collaborazione durante il periodo dell'investimento
> Exit o Way-out
 

Advisor
Soggetto incaricato di individuare e valutare le opportunità d’investimento per il fondo, ma non necessariamente dotato del potere di decidere se effettuare o no gli investimenti prescelti.
Bridge
Finanziamento ponte, è diretto a supportare un preciso progetto finanziario della società, come ad esempio il consolidamento della maggioranza o l’accesso alla quotazione in Borsa: in questo secondo caso il finanziamento è strutturato in modo tale da essere ripagato con i proventi ottenuti dalle sottoscrizioni del pubblico in sede di IPO.
Business plan
È un documento indispensabile per valutare l’idea imprenditoriale e decidere se procedere o no nell’investimento.
Deve contenere tutte le informazioni e i dati inerenti gli obiettivi, i mezzi, le risorse e le strategie che l’imprenditore intende adottare, in modo da permettere ai potenziali investitori di esprimere un giudizio sulla fattibilità e sulla convenienza economica dell’iniziativa imprenditoriale.
Nel documento l’imprenditore deve approfondire la conoscenza, tra le altre, di notizie relative allo scenario del settore d’appartenenza, l’andamento del mercato di riferimento, l’evoluzione dei consumi, l’individuazione dei concorrenti, l’analisi dell’offerta concorrente (prezzi praticati, tecnologia adottata, copertura del mercato, punti di forza), le possibili reazioni dei concorrenti, l’analisi della distribuzione, le analisi economiche e finanziarie del settore.
DCF: Discounted Cash Flow.
È il modello di valutazione finanziaria che pone il valore dell’azienda pari alla somma dei suoi flussi di cassa attesi, scontati ad un tasso espressivo del costo medio ponderato del capitale.
DeaI flow
Flusso di opportunità: indica il flusso sistematico di proposte d’investimento potenzialmente interessanti che giungono all’attenzione dell’advisor.
Due diligence
E la procedura di analisi del business plan effettuata dal potenziale investitore per valutare la bontà dell’investimento.
 Early stage
In questa fase il finanziamento è indirizzato alla sperimentazione del prodotto dal punto di vista industriale e di marketing. In questo stadio l’impresa difficilmente genera utili.
Equity
Capitale di rischio.
Executive summary
È un riassunto del business plan che, in una o due pagine al massimo, tratteggia l’iniziativa, gli obiettivi, le strategie, i costi, i finanziamenti richiesti e l’uso che si intende fare degli stessi.
Tale riassunto ha lo scopo di stimolare il proseguimento della lettura del business plan stesso evidenziando gli aspetti favorevoli del progetto e vendendone l’idea d’impresa.
Expansion
Comprende vari round di finanziamento: il second stage finanzia la prima fase di sviluppo della produzione e delle vendite, il third stage rappresenta lo stadio in cui l’impresa ha definitivamente superato la fase iniziale e si avvia a consolidare il proprio sviluppo e ad ampliare le vendite di un prodotto o servizio ormai perfezionato.
First stage
In questa fase l’industrializzazione del prodotto o servizio e l’introduzione sul mercato sono completate, ma deve esserne ancora valutata appieno la validità commerciale.
Fondo chiuso
Fondo comune d’investimento che raccoglie i capitali vincolandoli a medio e lungo termine: al contrario del fondo aperto, quindi, il patrimonio del fondo è fisso e predeterminato, perciò non è consentito al sottoscrittore di riscattare la propria quota di partecipazione se non al momento della chiusura del fondo stesso.
Data la loro natura, i fondi chiusi rivestono un ruolo fondamentale in qualità di finanziatori a titolo di capitale di rischio di piccole e medie imprese con elevate prospettive di sviluppo.
Incubatore
Soggetto che fornisce ad inventori ed imprenditori un ambiente di supporto e protezione allo scopo di sviluppare un’innovazione tecnologica o un’idea di business, trasformandola in un progetto idoneo ad essere finanziato da un venture capitalist.
Investment company
Soggetto che effettua operazioni di venture capital senza la creazione di un fondo, assumendo le partecipazioni direttamente nel proprio bilancio.
Investment proposal
Documento redatto dall’imprenditore allo scopo di convincere il potenziale investitore a concedergli il finanziamento: non si tratta di una copia del business plan, ma di un documento specifico, modellato al preciso scopo di catturare l’attenzione dell’investitore e convincerlo della bontà dell’investimento. A differenza del business plan, dove viene dato maggiore risalto ai piani operativi, nell’investment proposal vengono evidenziati soprattutto i piani finanziari della società e la sua appetibilità in termini di ritorni e di possibili vie d’uscita per il venture capitalist.
IPO
lnitial Public Offering. Rappresenta una delle vie di uscita dall’investimento maggiormente praticate dai venture capitalist: è la prima offerta al pubblico di azioni della società finanziata.
IRR
lnternal Rate of Return, tasso di rendimento interno: è il rendimento che l’investitore si attende dato il rischio sopportato.
Tecnicamente rappresenta il tasso di sconto che eguaglia il valore attuale dei flussi in uscita con il valore attuale dei flussi in entrata, a cui si aggiunge il valore attuale del portafoglio non ancora disinvestito.
Later stage
Finanzia la fase di maturità dell’impresa, il lancio di nuovi prodotti e l’ampliamento su nuovi mercati mediante la costituzione di nuove strutture produttive, o tramite acquisizioni esterne; spesso in questa fase intervengono gli stessi soggetti che hanno già finanziato la società in uno stadio precedente.
Letter of intent
Documento redatto normalmente ad uno stadio piuttosto avanzato della trattativa, con il quale le due parti intendono in qualche modo vincolare la negoziazione.
Di solito, la lettera di intenti contiene una stima approssimativa della società, l’ammontare del finanziamento e la quota o partecipazione che il venture capitalist avrà in cambio del finanziamento. Alcuni venture capitalist chiedono in questo caso anche un breve periodo di esclusiva”, che si protrae normalmente per il tempo necessario ad effettuare la due diligence, durante il quale il futuro imprenditore si impegna a non intraprendere trattative con altri potenziali investitori.
Managernent buy out/buy in
Con questo termine si indica la tecnica finanziaria che consiste nell’acquisizione della maggioranza di un’azienda matura da parte di un nuovo gruppo imprenditoriale, formato dai manager della stessa (buy-out) o da dirigenti esterni (buy-in), utilizzando allo scopo anche le risorse prodotte dall’attività caratteristica dell’impresa stessa.
Multipli
Nell’ambito del private equity è il metodo di valutazione più utilizzato: tecnicamente il valore dell’azienda è calcolato come prodotto tra il fatturato previsto (o il margine operativo lordo, il risultato operativo o l’utile netto, a seconda del multiplo prescelto) ed il rispettivo multiplo, stabilito in maniera empirica sulla base del confronto con un gruppo di società con business comparabili.
Portafoglio
Termine con il quale si indica l’insieme di aziende in cui il fondo detiene una partecipazione.
Pre-IPO
Finanziamento effettuato nella fase immediatamente precedente e strumentale alla quotazione in Borsa.
Private equity
Negli Stati Uniti con questo termine si indica tutta l’attività di investimento istituzionale nel capitale di rischio, mentre in Europa la distinzione tra private equity e venture capital riguarda la fase del ciclo di vita dell’impresa in cui avviene l’investimento: nel primo caso si intende il finanziamento degli stadi successivi a quello iniziale, mentre nel secondo caso si fa riferimento al finanziamento dell’avvio di impresa.
Seed
È l’investimento che avviene nella fase di sperimentazione di un prodotto o servizio, quando la validità tecnica ed economica dello stesso è ancora da dimostrare: in sostanza ciò che viene finanziato in questa fase è l’idea imprenditoriale, di conseguenza il rischio assunto dal venture capitalist in questo stadio è molto elevato.
Per contro, in questo momento del ciclo di vita, gli apporti di capitale sono relativamente contenuti.
Start-up
Nella fase di start-up il venture capitalist finanzia l’avvio dell’attività produttiva, quando esistono le premesse per costituire l’azienda e avviare l’impresa.
Trade sale
È una possibile modalità di disinvestimento per il venture capitalist e consiste nella cessione della partecipazione detenuta nella società finanziata a dei nuovi soci esterni alla stessa, siano essi altri venture capitalist oppure un impresa industriale.
Way out o Exit
Modalità di disinvestimento del venture capitalist. Si distinguono quattro vie principali: IPO, trade sale, cessione della maggioranza al management della partecipata (management buy-out) o al socio di maggioranza (buy-back), write off.
Write off
Rappresenta una modalità di disinvestimento non auspicabile per il venture capitalist, in quanto consiste nell’azzeramento della partecipazione a seguito, ad esempio, del fallimento della società finanziata.

Alla base di ogni progetto di successo della new economy c’è un’idea funzionale, innovativa e spesso semplice. Quattro anni fa, l’idea di Amazon.com poteva apparire incredibile a molti, Il progetto di vendere libri via internet, una rete telematica ancora sconosciuta al grande pubblico, non dava molte garanzie di successo, ma Jeff Bezos aveva tutti gli elementi che rendono un’idea brillante un grande successo.
- un prodotto da vendere
- un modo innovativo di raggiungere
- potenzialmente tanti clienti

Spesso, nella new economy si dimenticano questi fondamentali della economia: una grande idea, un grande software non significano necessariamente un grande business. Se si vuole convincere un investitore, in questo caso un venture capitalist, a rischiare una determinata somma, la business idea deve essere pensata e ripensata in mille modi.Ad esempio:
- La mia idea può diventare veramente un prodotto o un servizio?
- Questo prodotto o servizio può incontrare i gusti e l’interesse di tanti clienti?
- Come arrivo a questi clienti?
- Ci sono già dei prodotti o servizi simili?
- Perché il mio sarà migliore?
- Quanto è grande il mercato per questo prodotto / servizio?
- Il prezzo che ho in mente è realistico?
e altre domande ancora. Una business idea va “testata” mille volte, e in questo contesto amici, partner o colleghi possono e devono recitare il ruolo dell’avvocato del diavolo: un’idea senza dubbi è impossibile, e il puro entusiasmo è un cattivo consigliere.
I venture capitalist spesso mettono alla prova le capacità del futuro imprenditore misurando l’efficacia delle sue risposte a questi dubbi e a queste domande.

Ed eccoci alla prova scritta. Un business plan non è soltanto un mezzo per convincere un investitore ad impiegare i suoi soldi in un progetto. Un business plan è sempre espressione del livello di serietà della futura impresa e tradisce il futuro imprenditore sia in senso positivo sia in senso negativo.
Quali sono le principali caratteristiche di un buon business plan?
Un business plan deve essere innanzi tutto chiaro e semplice, non troppo tecnico. Questo riguarda sia la struttura sia il contenuto: già dall’indice e dall’indispensabile “executive summary”, gli elementi principali devono essere quasi intuitivi. Esistono vari modelli di business plan tipo e da alcuni siti si possono fare i download di questi modelli, fermo restando che alcuni elementi sono irrinunciabili:
I Executive Summary.
2 L’impresa (con il profilo e la mission del progetto aziendale).
3 Il prodotto o il servizio che si vuole vendere (con una particolare attenzione ai vantaggi per i potenziali clienti, lo stadio di sviluppo attuale e le tappe per l’obiettivo finale).
4 Il mercato (con una particolare attenzione al segmento nel quale si vuole operare, l’attuale e potenziale concorrenza e un’analisi della futura clientela).
5 lI marketing è una delle leve principali per raggiungere il successo. Un buon business plan deve descrivere attentamente il processo di acquisizione clienti, il momento d’ingresso nel mercato, la politica di vendita e gli strumenti che servono per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
6 Management e business partner sono degli elementi fondamentali per la valutazione del business plan da parte degli investitori. Molti venture capitalist sostengono addirittura che il team è il criterio decisivo per l’assegnazione di un investimento.
7 Rischi e opportunità devono essere valutati attentamente. In questo capitolo si esprime il “grado di consapevolezza” del futuro imprenditore. Un imprenditore che non sa valutare i rischi e cogliere le opportunità che si presentano, per definizione, non è un imprenditore.
8 La pianificazione a tre o a cinque anni.
Se nel passato i potenziali investitori chiedevano spesso una pianificazione a cinque anni per calcolare al meglio l’eventuale valore della società, per la nuova economia, dove tutto cambia con enorme velocità, una pianificazione a tre anni, spesso, è considerata sufficiente.
Questa pianificazione deve contenere:
-        le risorse umane
-        gli investimenti necessari
-        un ipotetico conto economico (profitti e perdite)
-        i flussi di cassa
9 Solo alla fine del business plan si evidenzia il fabbisogno finanziario della futura impresa (il glossario di questo speciale spiega in maniera sintetica i termini principali delle varie tappe di finanziamento: un preliminare seed financing, seguito dal vari “round” dell’espansione dell’azienda,fino ad un’eventuale quotazione in borsa.) La pianificazione deve essere coerente con l’ipotetico conto economico presentato al punto 8. Noi di Commercio Elettronico abbiamo visto tanti business plan e abbiamo incontrato più di una decina di aziende di venture capital. Il business plan ideale non esiste, però, senza una precisa descrizione del prodotto, senza un’attenta analisi di come si intende conquistare il mercato e, soprattutto, senza il tentativo di prevedere un conto economico, non esiste neanche la possibilità di ottenere un finanziamento da parte dei venture capitalist.

In Italia operano diverse decine di società di venture capital. Spesso i confini con i fondi di private equity classici sono abili e il più delle volte i fondi non investono prevalentemente nelle imprese della nuova economia. Inoltre, anche il mercato del venture capital sta evolvendo rapidamente: i fondi si stanno specializzando seguendo le aspettative di redditività dei loro stessi investitori; alcuni di questi, sono diventati delle vere investment companies e sono quotate in borsa o stanno pianificando la quotazione.
Ad ogni progetto, quindi, corrisponde il fondo di venture capital più adeguato.
Sovente, chi investe la cifra più alta non necessariamente è il partner giusto, perché un fondo di venture capital “intelligente” non mette a disposizione solo risorse finanziarie, ma procura contatti, altri tipi di risorse e, a volte, i primi clienti.
Per una migliore conoscenza del venture capitalist, consigliamo di analizzare attentamente gli investimenti già perfezionati che, spesso, si trovano sul website.
È dunque sconsigliabile mandare business plan “a pioggia”: proporre un business plan a molti fondi può essere interpretato come un comportamento poco professionale. Commercio Elettronico pubblica in questo speciale un elenco delle società di venture capital al fine di orientare tutti i lettori interessati a realizzare un progetto di business con l’aiuto di un fondo.
E, comunque, consigliabile cercare il contatto con più di un fondo per rendersi conto di quali sono le effettive potenzialità di finanziamento del progetto; in Italia, ma anche negli altri paesi, spesso i fondi investono in un determinato progetto in modo congiunto. Questa strategia diversifica il rischio e crea alleanze.
Dopo aver analizzato il miglior partner potenziale, si parte per il primo colloquio.

È consigliabile presentarsi al primo colloquio con il “core team”. Come rilevato più volte, quello che conta per i venture capitalist o gli advisor del fondo è innanzi tutto il team o il management della futura impresa.
La presentazione deve essere chiara e semplice: la maggior parte dei venture capitalist è convinta che un’idea vincente si possa presentare in meno di cinque minuti.
È opportuno prepararsi soprattutto a domande “convenzionali”: fonti di fatturato, costi, personale, investimenti, cash flow e soprattutto quesiti sull’attuale e futura concorrenza.
Una descrizione precisa della situazione del mercato di riferimento è un plus importante.
È meglio dire apertamente ciò che il futuro imprenditore si aspetta dal venture capitalist: esclusivamente soldi, anche head hunting, contatti con partner tecnologici, accesso a vari network o simili, senza però avere aspettative esagerate.

Da questo momento in poi, molto dipende dal metodo del venture capitalist che avete contattato. Ne esistono due tipi:
- Il venture capitalist A discute apertamente il valore ipotetico e la partecipazione che il fondo può ottenere in cambio del finanziamento.
- Il venture capitalist B rimanda la valutazione e la richiesta di partecipazione a un colloquio successivo. Nel primo caso, spesso, si tratta di fondi piccoli o ‘informali”, nel secondo caso di fondi grandi e/o internazionali, organizzati con degli investment committee che hanno delle procedure ben precise. Come si può leggere nell’articolo “Dalla parte dell’investitore: 100 domande e 1000 dubbi”, non esistono dei calcoli precisi per definire il valore di una società non ancora esistente; senza dubbio, il fatturato previsto dopo due o tre anni di attività è uno dei parametri che saranno applicati. Il venture capitalist che propone dei finanziamenti molto elevati già al “primo round” punta spesso all’acquisizione della maggioranza della società. Anche certi incubatori propongono ai futuri imprenditori delle soluzioni favorevoli in cambio della maggioranza fin dalla nascita della società. L’imprenditore deve decidere in via preliminare se vuole cedere la maggioranza della società al primo o al secondo round in cambio di una crescita veloce, o se preferisce mantenere il controllo della società almeno fino alla quotazione in borsa. Inoltre, sulla base del business plan, è auspicabile parlare apertamente delle scelte strategiche generali del fondo interpellato.

Se il fondo è interessato ad investire nella business idea presentata, di norma propone un documento chiamato “Letter of lntent” (LOl). In genere questa lettera contiene una stima approssimativa della società, la cifra da finanziare e la quota o partecipazione che il venture capitalist chiede in cambio del finanziamento. Dopo la stesura della LOI, alcuni venture capitalist chiedono un breve periodo di esclusiva”, durante il quale il futuro imprenditore si impegna a non avviare trattative con altri fondi di investimento. Normalmente, il periodo di esclusività vale per il tempo necessario a compiere la “Due Diligence”.

Molti venture capitalist spendono parecchio tempo e denaro per esaminare minuziosamente una proposta di investimento. Questo non è un modo per ridimensionare le aspettative del futuro imprenditore, ma un segno di serietà; la decisione di effettuare un investimento senza prima aver svolto una due diligence approfondita deve rendere dubbioso il futuro imprenditore. Nei back office dei fondi d’investimento lavorano specialisti esperti nell’esame degli elementi del business plan: management, mercato, numeri. A domande precise bisogna rispondere con la massima franchezza, perché, spesso, nascondere degli elementi può portare alla bocciatura del progetto. Una consulenza esterna è spesso indispensabile, soprattutto quando si tratta di un investimento in soluzioni tecnologiche. La due diligence può essere anche l’occasione per migliorare il business plan e, spesso, è la prima dimostrazione di capacità e volontà di “apprendimento”.

Avvolte è richiesta un’ulteriore presentazione del management team al completo davanti al comitato di investimento; in seguito il venture capitalist fa la proposta definitiva, vale a dire una certa cifra in cambio di una certa partecipazione societaria. Se il futuro imprenditore accetta queste condizioni, si passa alla stesura dei contratti.

I contratti derivanti dalle operazioni di venture capital sono articolati e complessi.
Spesso contengono molte clausole relative al raggiungimento degli obiettivi aziendali in funzione delle diverse tappe dell’investimento.
Ovviamente, il fondo d’investimento cerca di cautelarsi al massimo; è consigliabile fare esaminare questi contratti da un avvocato di fiducia, anche se gli spazi di manovra non sono molti.

Il closing è la chiusura formale dell’accordo.
I contratti vengono firmati da ambedue le parti e, secondo ciò che è stabilito nel contratto, i finanziamenti fanno capolino sul conto della società.

Come accennato sopra, le modalità di collaborazione tra fondo d’investimento e società investita sono molteplici. Una prima distinzione è tra fondi “hands on” e fondi “hands off”. Questi ultimi si limitano a chiedere meeting ad intervalli prestabiliti dove sono presentati i progressi della società e si analizza l’avvenuto o mancato rispetto del business plan, o sono concordate le variazioni all’iter societario. I primi, invece, partecipano attivamente alla vita della nuova società: alcuni venture capital founds hanno creato dei pool di consulenti in grado di dare un supporto fattivo all’attività dell’azienda. La situazione più vantaggiosa è avere all’interno del fondo una “interfaccia fissa”, una persona costantemente informata sui progressi o sulle problematiche della società; una politica di “fait accompli” rischia di portare a conflitti molto spiacevoli. Anche in questo stadio il comandamento principe è la chiarezza.

Spesso la forma di uscita del fondo è concordata all’inizio dell’investimento.
Negli statuti dei fondi, a volte, è contemplato il principio che ad un certo punto deve perfezionarsi l’uscita dalla società “investita”.
Solo con un’uscita, il denaro impiegato può tornare agli investitori. La durata della permanenza del fondo nella società dipende da moltissimi fattori; nella new economy la permanenza tende ad accorciarsi sempre di più. Ciò dipende dalla natura stessa della new economy, che fa registrare cicli di business sempre più veloci, e dal fatto che il processo di quotazione in borsa diventa sempre più breve.
Le modalità di uscita del fondo sono generalmente due:
- la quotazione in borsa, l’IPO
- il trade-sale o trade-off, la vendita della partecipazione o della quota ad un’altra società.
Con l’attuazione di quest’ultima fase l’operazione di venture capital è terminata. Se l’attività finanziata ha riscontrato successo sul mercato il risultato è duplice: la nascita di una nuova impresa ha generato capitale per un altra attività che il fondo di venture capital saprà trovare. Questo è il circolo virtuoso della nuova economia.