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LA LOGISTICA DIETRO IL NEGOZIO VIRTUALE
Siamo soliti associare al mondo di internet, e quindi anche a quello delI’e-commerce, termini come “virtuale”, o “cyberspazio”. Spesso, però, tali termini possono risultare fuorvianti e dare un’impressione delle attività che devono essere svolte sulla rete molto lontane dalla realtà dei fatti.Amazon.com è senza dubbio la più grande libreria virtuale del mondo, ed altrettanto virtuale è il carrello che l’internauta riempie di libri a furia di “point and click”. Virtuale (ma non troppo) è anche la moneta con cui si fa questo “virtual shopping”, e, se si aggiunge che nei portal più evoluti si sta affermando la moda di affidare ad una commessa virtuale dalla voce sintetizzata il compito di accoglierci,accompagnarci o addirittura consigliarci, bisogna ammettere che l’impressione di aggirarci in un empireo platonico rarefatto e perfetto ha qualche giustificazione. In rete mancavano gli odori, ma ora un chip israeliano sembra aver risolto il problema, e fra non molto oltre che vedere, in virtuale, le splendide brochure dei libri che compriamo, potremo sentire l’odore accattivante della carta stampata di fresco, irresistibile per un bibliofilo. O più prosaicamente il profumo altrettanto irresistibile di mozzarella ed origano che ci spinge ad ordinare quattro pizze margherita. Questo è il palcoscenico di internet, ciò che si vede, rutilante, colorato, e fra un po’ anche profumato. Ma se si va a dare uno sguardo dietro le quinte, una parola riconduce bruscamente sulla terra e, spesso, terrorizza molte aziende del cybermondo. La parola è “logistica”. Per essere sbrigativi, si potrebbe affermare che la logistica di un negozio virtuale è... tutto ciò che non si vede; per essere profetici si potrebbe invece asserire tranquillamente che la logistica in internet è la condizione pregiudiziale per il successo di ogni iniziativa. La più brillante delle idee, la più intraprendente delle dot.com, la più convinta delle Net Company, senza una logistica strutturata, funzionale ed efficace non ha alcuna probabilità di successo.
Stiamo passando, in un brevissimo periodo, da un generalizzato Net boom a molti fragorosi Net crash. Negli Stati Uniti d’America, partiti prima di noi e generalmente molto più attrezzati, dove i bilanci si fanno ogni tre mesi, qualcuno si è stancato di aspettare utili che tardano un po’ troppo ad arrivare, e il Nasdaq scende con la grazia di un palloncino colorato che ad ogni caduta rimbalza in alto, ma sempre di meno, e poi torna giù leggero, con grazia... ma sempre più in basso! E sotto il palloncino una platea di CEO e di GeneraI Manager che soffiano per mantenerlo alto nell’azzurro beato dei blue chip. Il peso del palloncino, che lo riporta inesorabilmente giù, in molti casi è il peso dalla logistica, vincolo materiale nel mondo deIl’immateriale. È proprio la sottovalutazione degli aspetti logistici nella gestione delle net company che ha giocato un ruolo determinante nel mancato successo di iniziative che avevano una buona idea di base. Insieme ai maghi della computer grafica, ai guru del web, ai profeti del virtual marketing, in una net company devono trovare spazio e importanza i professionisti della logistica, una logistica innovativa ed efficace, che, l’estensione globale della Rete e la velocità dell’e-commerce, rende ancora più complessa e mirata. Solo allora il team di gestione potrà dirsi completo, solo in questo modo la dot.com, piccola o grande che sia, sarà attrezzata efficacemente per tentare di conseguire la sua mission.
- LA LOGISTICA, QUESTA SCONOSCIUTA
- I COMPONENTI DELLA LOGISTICA
- GLI OPERATORI DELLA LOGISTICA
- LA LOGISTICA E L'E-COMMERCE
- I MODELLI DELLA LOGISTICA PER L'E-COMMERCE
- LA LOGISTICA NEL MERCATO GLOBALE
-
VERSO L'E-CARRIER

- LA LOGISTICA QUESTA SCONOSCIUTA
La “logistica” sono i magazzini, gli imballaggi e gli imballatori, sono i camion e gli aerei, la distribuzione e le giacenze, i centri di raccolta e smistamento delle consegne sul territorio, il servizio postale ed i corrieri, le strutture fisiche e l’organizzazione, i documenti di viaggio e la fatturazione, sono cose da spostare, persone da gestire. Insomma tutte cose che di virtuale hanno molto poco, cose e persone reali, che pesano, sudano, faticano, che si rompono e che si perdono. La logistica è la parte della new economy che assomiglia di più alla tanto snobbata old economy: sembra quasi una nemesi storica, una piccola rivincita degli atomi sui bit, del reale sul virtuale.
Verrebbe naturale quindi pensare che quello che è stato qui definito come un retaggio della “vecchia economia” goda di solide basi, sia un argomento conosciuto, discusso e condiviso. Tuttavia, ad una verifica più approfondita, ci si rende conto di come non sia proprio cosi. Andando a curiosare tra le definizioni dei vocabolari e delle enciclopedie italiane, infatti, scopriamo che il termine logistica, inteso nell’accezione odierna è relativamente recente. Fa quasi sorridere, se non dovesse far preoccupare, il fatto che in un’edizione risalente agli anni ‘80 dell’Enciclopedia Europea la spiegazione del termine logistica sia ancora soltanto quella relativa all’ambiente militare, ove la logistica è effettivamente nata: “Settore dell’attività militare che sovrintende a tutte le operazioni tese ad assicurare alle forze armate quanto occorre perché possano vivere, muoversi e combattere al massimo dell’efficienza”. La situazione migliora, ma non di molto, se si fa un salto di dieci anni e, arrivando agli anni ‘90, si legge la definizione data dal Dizionario Enciclopedico Garzanti: “La funzione aziendale che provvede all’approvvigionamento ed alla distribuzione fisica dei materiali, delle scorte e dei prodotti finiti”. Da notare: quattro righe dedicate alla definizione di logistica, ventisette, nella stessa pagina, quelle usate per la spiegazione del termine “loglio”. Anche se, non ci si deve meravigliare troppo se la prima definizione, tutto sommato, rischia di apparire addirittura migliore della seconda, ammesso di sostituire “militare” con “dell’azienda”. Ecco quindi che, con qualche piccolo ritocco stilistico, si arriva ad una definizione abbastanza soddisfacente, che suona più o meno cosi: “Settore dell’attività dell’azienda che sovrintende a tutte le operazioni tese ad assicurare all’azienda stessa quanto occorre perché possa vivere, muoversi ed operare al massimo dell’efficienza”.
E questa la logistica: quell’insieme di attività che consente all’azienda di gestire le proprie risorse, in una concezione che tende a diventare sempre più vasta, e tocca tanto la gestione dei processi interni che di quelli esterni, volti alla distribuzione. Arrivando a coprire tutti gli anelli della catena del valore. La logistica, quindi, è costituita da quell’insieme di attività gestionali relative all’intero processo che regola il flusso e l’immagazzinamento delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti finiti, Tali attività vengono in genere suddivise in logistica interna (o materials management) ed in logistica esterna (distribuzione fisica).

 

- I COMPONENTI DELLA LOGISTICA
Logistica interna e Logistica esterna si raccordano nella catena Iogistica, che riunisce i settori sopra dettagliati e comprende due tipologie di canali:
• i canali di fornitura: ossia tutto ciò che riguarda la gestione coordinata dei processi che fanno riferimento alla fase di lavorazione e produzione dei prodotti, e partono dalle fonti di approvvigionamento dei materiali per arrivare ai centri di produzione dell’azienda;
• i canali distributivi: ossia ciò che concerne la fase successiva che si occupa dell’organizzazione e del coordinamento dei flussi dai centri di produzione dell’azienda ai clienti.
Più nello specifico, la logistica si basa sul principio secondo il quale i processi svolti dall’azienda non possono essere considerati separati e distinti, ma devono essere intesi come componenti diversi di un unico processo, quello produttivo. Soltanto cosi, infatti, è possibile ottimizzare al meglio tutte le funzioni che fanno riferimento alla logistica.
In particolare, argomenti di interesse per la logistica sono:
• trasporto;
• immagazzinamento;
• movimentazione materiali;
• imballaggio;
• flusso delle informazioni;
• servizio al cliente;
• locazione impianti.
La correlazione tra gli argomenti sopra citati risulta evidente se si considera, a titolo di esempio, un problema come quello della gestione delle scorte, ossia i materiali all’interno del processo logistico produttivo che vengono conservati in attesa di essere utilizzati (lavorati nel caso di materie prime, assemblati nel caso di componenti, utilizzati nel caso di materiale di consumo necessario alla produzione, distribuiti o venduti nel caso di prodotti finiti). Sia per la grande industria sia per le piccole e medie imprese, i motivi alla base della necessità di gestire delle scorte sono molteplici. in primo luogo la riduzione dei costi fissi derivante dall’abbassamento delle spese di trasporto (motivo transazionale); quindi la necessità da parte dell’azienda di garantirsi rispetto ai ritardi dei fornitori, del trasporto o della produzione (motivo precauzionale o di smoothing). In sostanza il magazzino consente di fare fronte a scollamenti nei processi di produzione o distribuzione, che, in assenza di scorte, rischierebbero di bloccare l’attività dell’azienda. Non ultimo il motivo speculativo, legato alla possibilità di gestire dinamicamente l’offerta di un particolare prodotto, aumentandone o comunque variandone il costo atteso o previsto, in relazione alla sua disponibilità sul mercato.
Le scorte si configurano come costo per l’azienda, che però, anche nel caso sia improntata ad una produzione di tipo just in time, nella maggior parte dei casi ha la necessità di gestirle con attenzione.
• Mantenere dei magazzini sovradimensionati vuoi dire affrontare alti costi di gestione, e spesso rischiare di avere dei periodi di latenza in magazzino che tendono a diminuire il valore del materiale (si pensi, ad esempio, ad un magazzino di componenti per PC, il valore dei quali cala continuamente).
• Mantenere dei magazzini sottodimensionati, al contrario, vuoi dire rischiare di rimanere senza un prodotto o un componente necessario alla produzione (sempre con riferimento all’esempio del punto precedente, può significare di rinunciare a vendere un apparato hardware dal prezzo di diversi milioni per la mancanza di un componente del costo di poche centinaia di migliaia di lire, come la memoria RAM).
La soluzione, come insegnano gli antichi, è ancora una volta nel mezzo. Ossia definire i giusti quantitativi di materiale da mantenere in magazzino, sia per i prodotti sia per i componenti, così da non rimanerne sguarniti pur non dovendo mantenere scorte elevate.
Tuttavia, per far ciò, è necessario considerare tutto il processo logistico.
La definizione della giusta quantità di materiali o prodotti da tenere pronti in magazzino, infatti, dipende strettamente dal sistema di approvvigionamento utilizzato, che consente di gestire i trasporti in maniera più o meno efficace. Sistema di approvvigionamento che determina il costo di locazione degli impianti e delle strutture dedicate al magazzino, che va bilanciato con la dimensione del magazzino stesso e con il valore delle merci presenti (è più alto il costo delle merci o quello del magazzino? Conviene gestire un magazzino relativamente piccolo effettuando frequenti rifornimenti, oppure un grande magazzino che consenta di ridurre al minimo il costo dei trasporti). Il tutto, per complicare ulteriormente la situazione, si riflette sulle modalità d’imballaggio della merce (ogni oggetto va imballato e/o conservato singolarmente, oppure la merce va raggruppata in pallet, casse, container?). Naturalmente, quanto detto va parametrato con le informazioni che arrivano dal servizio clienti, che deve in ogni momento essere a conoscenza delle quantità di prodotti in magazzino, e deve essere contemporaneamente in grado di determinarla. Di qui, infine, la necessità del sistema logistico di integrarsi appieno con il sistema di gestione delle informazioni, da distribuire in tutti i settori dell’azienda, dalla pianificazione e sviluppo per la definizione dei dati di mercato al settore vendite, per la gestione degli approvvigionamenti.

 

- GLI OPERATORI DELLA LOGISTICA
Un’azienda, un negozio, un e-shop possono avere centinaia di interlocutori e fornitori diversi. Per questo motivo si rende necessaria un’attenta pianificazione degli acquisti, che può essere gestita anche tramite complessi processi di e-procurement. La logistica correlata a tali acquisti, quando le scorte, i materiali, gli approvvigionamenti, le spedizioni vanno gestiti su scala nazionale o su scala internazionale, assume alti livelli di complessità e, quindi, di costo. La gestione della logistica deve tendere a massimizzare l’efficienza nella movimentazione e nello stoccaggio dei materiali e dei prodotti destinati alla vendita. Oltre che minimizzare il time to market, naturalmente.
I metodi utilizzati per il trasporto e lo stoccaggio della merce sono i migliori disponibili? I sistemi di imballaggio sono quelli con il miglior rapporto costo/efficacia? La dislocazione dei magazzini sul territorio è quella che tende ad ottimizzare i percorsi? Se I’e-procurement può ottimizzare il processo di approvvigionamento consentendo risparmi valutabili tra il IO ed il 20% negli acquisti, una corretta gestione della logistica può produrre risultati ancora più interessanti. E dimostrato che i costi della logistica, a fronte di una riprogettazione strategica, possano arrivare a dimezzarsi, considerando un 80% relativo alla diminuzione media dei costi d’inventano, e un 30% relativo ai costi di trasporto (Fonte: Denali Group).
D’altro canto, se una corretta gestione della logistica consente forti risparmi, affrontare in maniera sbagliata il problema, o semplicemente sottostimarlo o sottodimensionarlo, soprattutto in una e-company, può voler dire minare seriamente le basi della struttura. Per questi motivi un numero sempre più alto di aziende, dalle più piccole alle più grandi, sceglie la via deli’outsourcing. Esternalizzare le funzioni relative alla logistica, infatti, può permettere significativi risparmi ottimizzando i processi, facendo riferimento ad un partner che dispone dei know how specifico per affrontare problemi della complessità descritta. L’outsourcing della funzione logistica comporta la necessità di affidare una funzione chiave ad una realtà esterna. Realtà esterna che va identificata su un mercato con operatori dalle caratteristiche ben distinte, che si affiancano a strutture polifunzionali. Quindi, è sempre più difficile selezionare l’operatore giusto in una realtà nella quale non è semplicissimo muoversi. Il panorama dell’offerta in termini di fornitori di servizi, infatti, è complesso e variegato.Tra gli operatori principali, quelli che sono comunemente intesi come società di logistica (in Italia un esempio è costituito dalla Lid - Logistica e Distribuzione Italia), si occupano della gestione del magazzino, degli approvvigionamenti, delle scorte.Tali società operano spesso in partnership con spedizionieri veri e propri, che sono interpellati per fare fronte alle esigenze relative alla spedizione dei materiali e dei prodotti. A questi si affiancano i corrieri (un nome per tutti è DHL), che gestiscono prevalentemente i servizi di tipo door-to-door e che stanno traendo i maggiori vantaggi dall’e-commerce, con i trend di sviluppo più alti. Completano il panorama dei fornitori di servizi correlati alla logistica gruppi come Mail Boxes Etc, ossia catene di franchising multiservizi che si occupano di diversi aspetti connessi alla logistica, dalla consegna delle merci alla gestione di magazzini di piccole o medie dimensioni.
Tali operatori, quando non si trovano in concorrenza diretta, spesso si consorziano e stringono reciproci rapporti di partnership, con il fine di raggiungere un migliore livello di capillarità ed offrire un servizio più completo all’utenza. Nella figura a pagina 49 è riportata una semplice rappresentazione ad insiemi che tiene in considerazione gli ambiti di competenza e di sovrapposizione di alcuni tra i principali operatori nazionali ed internazionali, evidenziando i punti di contatto e complementarità.
 

- LA LOGISTICA E L'E-COMMERCE
La gestione della logistica, quindi, è spesso affidata ad un partner in outsourcing. Anche e soprattutto nelle e-company dedite al commercio elettronico, I problemi principali che deve affrontare il commerciante virtuale sono: gestione del magazzino e delle consegne. A tal proposito, negli ultimi mesi si è assistito ad un vero e proprio fiorire di accordi commerciali tra grandi mall e carrier. Ultima in ordine di tempo la partnership tra il negozio virtuale di Omnitel 2000, 2000 Shop Center, ed SDA, la società che si occupa di pacchi e posta celere per Poste ltaliane. Tale partnership si inserisce in un più ampio contesto, che vede UPS effettuare le consegne per Best Of ltaly, DHL che ha stretto un accordo commerciale con FlashMaII, CHL operare per mezzo di Mali Boxes Ecc. Il commercio elettronico, comunque, non è fatto soltanto di grandi mall da centinaia di consegne al giorno, ma anche e soprattutto di piccole aziende che si pongono sul mercato con l’obiettivo di gestire strutture leggere e dinamiche. Per quanto riguarda le grandi realtà in ambito business to business, la loro situazione è in qualche modo assimilabile a quella di chi affronta un’infrastruttura Iogistica per la grande distribuzione. La necessità è disporre di magazzini sul territorio ai quali fare riferimento per evadere gli ordini. In tal caso a gestione “elettronica” del processo ha lo scopo di velocizzare l’evasione dell’ordine, diminuendo i costi di elaborazione e minimizzando i tempi morti. Fondamentale risulta, in questo contesto, il livello di integrazione tra il sistema informativo del carrier e la piattaforma EDI del suo cliente. Sia pure gestita in outsourcing, la logistica è un’attività chiave per l’azienda, da integrare con tutti gli altri comparti. È di fondamentale importanza che il settore vendite conosca lo stato degli approvvigionamenti, o che il servizio clienti possa sapere, istante per istante, quanto tempo impiegherà quel particolare ordine a giungere a destinazione. Anche in questo lo sviluppo dei sistemi internet-based è stato e sarà d’aiuto. Se il problema principale è costituito dall’integrazione dell’EDI del cliente con il sistema informativo del corriere, infatti, di grande supporto sono, state e saranno le tecnologie e gli standard della rete, dai protocolli di interconnessione come il TCP/IP agli standard ed ai linguaggi come l’XML che consentono a tutti gli operatori di agire con un formato ed una piattaforma comuni. Nel settore business to consumer, invece, la situazione è più complessa. In un contesto nel quale gli interlocutori non sono aziende, ma privati cittadini, le problematiche aumentano in numero considerevole. In primo luogo c’è da tenere presente il fatto che il costo della spedizione non può essere troppo elevato. Il valore di un bene è infatti in genere molto basso. Si pensi, a titolo di esempio, al libro o al CD, nei quali una spedizione che incida per cinque o dieci mila lire può fare la differenza tra l’acquisto elettronico ed il negozio sotto casa. A ciò bisogna aggiungere che, operando con il consumatore finale, il carrier non ha una struttura di riferimento presso la quale è sicuro di trovare qualcuno a cui consegnare il pacco. Il rischio che una casa sia vuota, soprattutto negli orari di lavoro, è sempre molto alto. Si rende quindi necessaria l’adozione, da parte dei carrier, di strategie di mercato che prevedano delle modifiche anche sostanziali alla loro struttura operativa. La possibilità di consegnare previo avviso telefonico, o comunque in orari diversi dai tradizionali orari di lavoro, ad esempio durante l’ora di cena, è fondamentale nel disegno delle strategie per l’e-commerce.

- I MODELLI DELLA LOGISTICA PER L'E-COMMERCE
Le esigenze di un piccolo shop che evade alcune decine di ordini al giorno sono diverse da quelle del negozio che ogni giorno processa centinaia di richieste, e queste sono ancora differenti da quelle dello shopping center che riceve anch’esso centinaia migliaia) di richieste, ma di prodotti tipologicamente differenti. Sono quindi diversi i modelli di logistica implementabili in un contesto come quello dell’e-commerce.

Il problema assume dimensioni particolarmente interessanti quando ci si trova di fronte a negozi virtuali che vendano prodotti di diversi fornitori, sul modello degli shopping mall che ormai vedono frequentemente luce anche nel nostro paese.
Determinante, nella strutturazione del propri modello ideale, è definire la funzione della struttura centrale rispetto al processo di vendita ed in relazione al luogo di destinazione della merce.
È possibile definire, a titolo esemplificativo, almeno quattro situazioni differenti:

  • il singolo negoziante o produttore, specializzato i un particolare prodotto, con volumi di vendite medi o bassi;

  • il singolo negoziante con alti volumi di vendita;

  • lo shopping mall che aggrega prodotti di diversi fornitori;

  • lo shopping mall che aggrega prodotti di diversi fornitori configurandosi esclusivamente come una vetrina.

Nel primo caso, quello più comune per chi si avvicina per la prima volta all’e-commerce, le esigenze da parte del merchant sono relativamente chiare: la necessità di un partner che si occupi della spedizione della sua merce.
Quest’ultima può essere ritirata presso il magazzino del commerciante (in genere quello utilizzato anche per l’attività di vendita off line), eventualmente imballata dal carrier nel caso l’accordo lo preveda, e spedita a destinazione. È, questa, la configurazione probabilmente più diffusa, ed adottata dalla maggior parte dei piccoli negozi virtuali. La situazione, però, cambia nel caso in cui, come specificato al punto 2,i volumi di vendita siano alti, Infatti, la gestione del magazzino può essere sensibilmente più complessa, e variare in funzione della provenienza degli ordini: Italia o estero. Se nel primo caso, infatti, risulta relativamente poco conveniente gestire magazzini differenziati sparsi sul territorio, nel secondo la realizzazione di magazzini distribuiti, da dislocare ove è più alto il numero delle spedizioni, può risultare economicamente conveniente, giustificando l’utilizzo di mezzi di trasporto diversi dal tradizionale carrier.
È molto più conveniente, infatti, inviare pallet o container di merci all’estero tramite nave o ferro, piuttosto che effettuare centinaia di spedizioni dall’Italia. Sarà poi proprio il partner scelto per la logistica a curare l’identificazione dei magazzini e la loro gestione, secondo il già descritto modello dell’outsourcing. Anche nel caso di centri commerciali virtuali le situazioni possono essere diverse. I centri commerciali, in genere, sono caratterizzati dalla presenza di prodotti di vario tipo, relativi a diversi produttori e quindi, in linea di massima, conservati in magazzini differenti. Appurato che sono pochissimi gli shopping mall che si preoccupano della gestione di un magazzino centralizzato con scorte relative ai prodotti venduti, è necessario chiarire il ruolo effettivo della struttura dello shopping mall prima di definire il modello logistico da adottare.
Lo shopping malI può configurarsi come semplice aggregatore di prodotti ed offerte diverse, oppure come centro ove sia effettuato un packaging uniforme e si svolgano dei controlli di qualità a garanzia dei consumatore.
Nel primo caso la struttura del centro commerciale potrebbe anche non vedere mai la merce venduta. Essa, infatti, potrebbe essere inviata direttamente al destinatario, sempre che tale operazione si rivelasse conveniente. Nel secondo caso, invece, la merce dovrebbe essere necessariamente inviata ad una struttura logistica centrale, per curare l’imballaggio e verificare la qualità dei prodotti da inviare al cliente. Nell’eventualità di effettuare spedizioni dirette al destinatario da parte dei singoli produttori (o rivenditori), Io svantaggio principale è costituito dal fatto che la merce inviata viaggerebbe seguendo vie diverse (al limite adottando carrier differenti), giungendo così all’utente finale.., un po’ per volta. A ciò bisogna aggiungere che, calcolando le spese medie di spedizione dei diversi corrieri sul mercato, è facile desumere che, nel caso di spedizioni all’estero, il costo di due o più spedizioni internazionali è quasi sempre maggiore del costo di due o più spedizioni nazionali (indirizzate al centro di raccolta del centro commerciale virtuale) sommato a quello di una spedizione internazionale (quella che parte dal centro di raccolta ed è diretta verso il destinatario). Nel caso di spedizioni dirette al mercato interno, invece, è chiaramente più conveniente effettuare spedizioni dirette, anche se non sempre è auspicabile come metodologia commerciale; ma questo è un altro problema. Ad essi si aggiunge un’ulteriore modalità di gestione della distribuzione e delle consegne che tende a minimizzare i costi di spedizione a fronte dell’utilizzo di magazzini distribuiti, ove l’utente possa recarsi per ritirare la merce. E il concetto dei pick-up point sul quale si basa la rete statunitense Starbuck’s, o con il quale opera anche l’italiano CHL. In pratica la merce non è recapitata a casa dell’utente, ma è lasciata nei punti di raccolta (in genere dei franchising) ove l’utente va a ritirarla. Presso i punti di raccolta, inoltre, può anche essere effettuato il pagamento. L’obiettivo raggiunto è duplice: da una parte si eliminano i costi relativi all’ultimo miglio, superiori a quelli di stoccaggio, e dall’altra si fornisce al cliente un metodo di pagamento alternativo che può essere utilizzato al posto dei sistemi on-line, che anche se sicuri non godono ancora appieno della fiducia dell’utenza.
 

COSA VIAGGIA CON L’E-COMMERCE

Prima di decidere se avviare o meno una attività di commercio elettronico, è bene chiedersi se il canale di distribuzione sia quello adatto.Tra le prime considerazioni da fare, infatti, vi sono quelle inerenti la “trasportabilità” dei prodotti che si intende distribuire da parte dei carrier. Essa dipende essenzialmente da due fattori: Per alcuni prodotti la spedizione non risulta conveniente. E il caso dei prodotti particolarmente pesanti ma dal costo contenuto, o dei prodotti che - pur avendo un peso relativamente basso - occupano molto in termini di volume. La maggior parte dei corrieri, infatti, basa le sue tariffe sull’elemento di maggiore incidenza tra peso e rapporto peso/volume. Un oggetto leggero, ma molto ingombrante, quindi, rischia di costare di più di un oggetto pesante ma dalle dimensioni estremamente contenute. Per alcuni prodotti la spedizione non è possibile. È il caso dei prodotti alimentari freschi, che durante il trasporto rischierebbero di avariarsi, e che comunque non potrebbero essere esportati in alcuni paesi (come gli Stati Uniti d’America), tanto per effettivi problemi relativi al controllo sanitario che per problematiche più prettamente economiche (protezione del mercato). Per quanto riguarda il primo punto la valutazione è possibile di caso in caso (ed è relativamente facile definire il margine di convenienza relativo al costo aggiunto della spedizione, in genere marginale per prodotti di alto valore). Per quanto attiene il secondo viene riportata qui di seguito una tabella relativa a ciò che può essere trasportato con limitazioni e ciò che non può essere trasportato affatto da un carrier.

- LA LOGISTICA NEL MERCATO GLOBALE
La logistica dell’e-commerce, nello svolgimento della sua essenziale funzione di supporto delle attività delle net company, deve confrontarsi con la realtà del mercato mondiale fatta anche di leggi, regolamenti, confini ed ostacoli burocratici. Fra questi ultimi, quello delle barriere doganali è probabilmente il più complesso ed importante.

È vero che il mondo sembra essere avviato ad una progressiva eliminazione delle barriere doganali, passando dagli ormai angusti mercati ad organizzazioni multinazionali più vaste che adottano comportamenti fiscali omogenei negli scambi internazionali (Unione Europea. Nafta,Asean, Mercosur ecc.), ma è altrettanto vero che il processo è lento e complesso e che siamo ancora lontani dal sospirato mercato libero e globale, il mercato ideale per l’e-commerce. Le barriere doganali quindi esistono, esistono i dazi da pagare, le imposte sul valore delle merci da determinare e riscuotere, differenti regimi fiscali, e uno dei compiti più importanti della logistica nell’e-commerce è quello di conoscere queste differenze, per consentire alle merci di superare queste barriere nel modo più veloce e conveniente possibile. Tutto ciò, tenendo presente che la crescita del commercio elettronico è ritenuta da tutte le organizzazioni internazionali un fattore essenziale dello sviluppo dell’economia mondiale.
Una net company che opera con l’e-commerce che, per definizione è rivolto a tutto il mondo, si deve attrezzare per affrontare situazioni e legislazioni diverse. Ciò vuoi dire strutturare una logistica delle consegne che si preoccupi non solo di far giungere nel più breve tempo possibile il bene acquisito via Internet nel paese del cliente, ma compiere preliminarmente tutta una serie di operazioni: deve verificare se il bene oggetto della transazione deve essere assoggettato ad una particolare legislazione fiscale, se rientra, per la legge del paese destinatario, fra quelli importabili, se non risulti ad esempio, in liste di contingentamento. o di prodotti il cui uso è proibito.
Deve inoltre qualificare già in fattura l’operazione che sottostà alla vendita operata per sapere se si tratta di una cessione di beni, di servizi, di una licenza d’uso o altro, se il committente è un consumatore finale o un soggetto professionale sostituto d’imposta, perché da questa qualificazione dipende il regime impositivo a cui la transazione deve essere assoggettata, e la dogana è il luogo fisico dove queste caratteristiche sono controllate e verificate. Tutte queste operazioni devono essere quindi fatte prima che il bene arrivi in dogana, per evitare che rimanga bloccato da un’errata applicazione delle norme, scatenando l’ira e la disaffezione del committente.
Tali attività sono compito della logistica nell’e-commerce, compito delicato e complesso che deve essere affidato a strutture interne estremamente professionalizzate e competenti, o esternalizzato, in outsourcing ad aziende di
servizi. Si pensi ai grandi carrier internazionali, che in forza della loro esperienza e della pratica quotidiana offrono le migliori garanzie per un efficace espletamento del servizio.
Se si osserva la situazione italiana, si può costatare che agli operatori dell’e-commerce si presenta un quadro essenzialmente articolato in due grandi categorie:
• Cessione di beni immateriali (con consegna elettronica)
• Cessione di beni materiali (con consegna a mezzo posta o corriere).

Nella cessione di beni immateriali consegnati a mezzo electronic delivery, è necessario identificare il tipo di prestazione perché, con la stessa operazione, potrebbero configurarsi diverse prestazioni che vanno dalla cessione vera e propria alla licenza d’uso di un software
o all’interrogazione di una banca dati. Il principio generale è che la tassazione deve avvenire nel paese dove il bene è effettivamente consumato.
È evidente che in tema di beni trasferiti via internet, la logistica si occuperà dei sistemi informatici che consentono la consegna elettronica e dei sistemi di sicurezza relativi ai dati ed al pagamento, non essendovi passaggio fisico di alcunché in dogana. È altrettanto chiaro che allo stato le autorità fiscali non dispongono di mezzi di controllo sicuri delle attività di e-commerce completamente digitali, e che quindi la tassazione di questo settore rappresenta una sfida da risolvere con l’aiuto della tecnologia.
Per i beni materiali, la cui consegna avviene con i mezzi tradizionali, vale la distinzione determinata dall’origine del bene, nel senso che se il bene proviene da un paese extracomunitario la tassazione sia per l’IVA sia per i dazi doganali avverrà in dogana nelle forme classiche che regolano le importazioni. Se si tratta invece di un’operazione di commercio intracomunitario sarà applicata la disciplina prevista dal D.L.33 1/92, che recepisce la Direttiva europea che regola il commercio interno e quindi, la tassazione VA avverrà nel paese comunitario di destinazione del bene.
Sono sottratte ad ogni tipo di tassazione le transazioni di basso valore, per il momento la soglia di applicabilità corrisponde a 22 euro, che sono quindi completamente esenti.
L’OCSE, l’Unione Europea, l’IRS statunitense sono concordi nell’affermare che il commercio elettronico non solo non deve essere penalizzato rispetto alle forme di commercio classico, ma la sua espansione ed il suo sviluppo devono in ogni modo essere agevolati da norme giuste ma non persecutorie o farraginose. Per il momento, la Iogistica dell’e-commerce ha un compito estremamente complesso, il progressivo diminuire delle barriere doganali agevolerà questo impegno, sperando in un obiettivo finale che configuri un mondo dove ogni tipo di barriera, e quindi anche quella fiscale, diventi solamente un ricordo e l’attività umana possa svilupparsi senza ostacoli.

- VERSO L'E-CARRIER
Da quanto detto in queste pagine risulta evidente ruolo di primaria importanza rivestito dagli che si occupano di logistica e, in particolare, dei corrieri, vera e propria sponda “fisica” del elettronico, virtuale per definizione. Le nuove tecnologie, ed il commercio elettronico prima di tutte, presentano una grande opportunità per i corrieri sono chiamati a rispondere prontamente, implementando servizi disegnati su misura per l’utente virtuale. Ecco quindi che, tramite i normali siti internet di carrier, è possibile monitorare minuto per minuto Io stato della propria spedizione, grazie ai servizi tracking interattivo in tempo reale. Tracking che avvenire tramite interfaccia web, ma anche per mezzo di un semplice telefono GSM, grazie al sistema SMS ancora, per mezzo di un terminale WAP. Ed allo modo l’utente può prenotare ritiri, cosi come indicare orari di consegna preferenziali.Aprendosi al Web, i corrieri e le società che si occupano di logistica aprono ai loro clienti la parte informativa dei loro sistemi informatici, rendendo l’informazione più sparente ed immediata. AIlo stesso modo, sul versante business to business, la possibilità di accedere a aperte come internet consente ai clienti di collegare i loro sistemi EDI alle infrastrutture scelto. integrando le reciproche strutture ed ottimizzando così ulteriormente i processi.

La logistica, ciò che c’è di più fisico nel elettronico, ha paradossalmente un ruolo chiave per suo corretto sviluppo, costituendo l’ossatura organizzativa della struttura commerciale, del sistema marketing, del supporto ai clienti. Quasi a ricordarci ironicamente, che il commercio elettronico non essere definito proprio “virtuale”.

 

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